MAESTRA LAURA

MAESTRA LAURA

lunedì 27 giugno 2011

..banchi di legno nero....

DALLE MIE PARTI, NON SO DA VOI…..
Dalle mie parti, in molte aule, i banchi sono prevalentemente schierati come quando io andavo a scuola Elementare, nel lontano 1961, anzi pensandoci bene, secondo il mio giudizio, peggio !!!!!
La mia aula di allora era fornita di banchi di legno neri. Sediolino e scrivania facevano corpo unico. Erano a due posti.
Ricordo che sul piano scrivania, per ognuno dei due occupanti, c’era una scanalatura per deporre la penna a fianco della quale, c’era un foro, servito alle generazioni prima della mia, per mettere il “calamaio”, una boccetta con l’inchiostro dove intingere il “pennino”. La mia generazione però usava già la BIC e allora in quel foro, per rendere meno austero l’ambiente grigio dell’aula, la mia maestra, Ester Albanese, faceva mettere una piantina con un fiorellino di plastica, portata da noi.
Io ho sempre occupato la prima fila e per i cinque anni ho vissuto le mie quattro ore di scuola sempre nella stessa aula e allo stesso banco con la stessa compagna. Per anni non ho visto il viso, le espressioni, le posture delle mie compagne sedute dietro me, per non parlare di quelle degli ultimi banchi mentre studiavamo in classe. Loro, poi vedevano, per gran parte delle quattro ore di scuola, le mie spalle.
Ebbene, dalle mie parti e non so da voi, oggi nel 2010, in alcune aule, durante gran parte dell’anno, durante le lezioni di colleghe/i, la posizione dei banchi è rimasta uguale, con l’aggravante, però, che i banchi sono singoli, di formica verde, senza scanalature senza buco per piantine di plastica. Non solo sono banchi singoli, sono anche, ben staccati tra loro per evitare relazioni che possono disturbare la lezione e ancora di più che si copi durante esercitazioni ed attività.
In una quarta, che mi fu affidata, chiesi ai bambini da quando occupassero quei posti, mi risposero: «Da sempre!». E la dimostrazione la ebbi quando chiesi loro di disporsi in cerchio per confrontarci e loro ebbero una difficoltà infinita a sistemare i banchi.
Durante i primi giorni in compresenza con l’insegnati che dalla prima aveva portato avanti la classe, …”la dominante” (scherzo, si fa per dire!!!), quella che, però, prediligeva quella organizzazione, ebbi modo di osservare molto i bambini e mi colpì il silenzio e l’assentire ritmato, con la testa, di alcuni di loro, quando lo sguardo dell’insegnate incrociava i loro occhi mentre parlava. Il silenzio esisteva anche quando i bambini erano impegnati in un compito. Nonostante i banchetti fossero tra loro distanziati mettevano il portapenne a mo di paravento. Mi colpì la reazione della collega dopo una lettura. Chiese, rivolta ai bambini, se avessero compreso tutti i vocaboli. Uno di loro, al primo banco, alzata la mano coraggiosamente, chiese il significato di “ricamo” e la collega un po’ irritata, rispose….«Non è possibile che non lo sai , tua madre lo fa sempre, mi rifiuto di credere che tu non sappia il significato! Posso capire chi parla il dialetto come V. e M. !”….”Lo fa per provocare!!!!!” rivolta a me. Così, conobbi G. un meraviglioso bambino con cui ho avuto modo di costruire una relazione positiva nei due anni che sono stata in quella classe! .
P. una bambina del primo banco sulla destra, durante una breve uscita della collega, un giorno, bisticcia con la compagna M. seduta dietro di sé. L’accusava di avvicinarsi troppo alla sua sedia con il banco….esplose in una crisi e con urla e sangue agli occhi, accusava di sentire la compagna M. sulle spalle: “ Da tre anni mi stai addosso sulle spalle!!!!….Sono stanca di averla sempre addosso!!!!” Questa cosa mi turbò enormemente!!!
«DIVIDE ET IMPERA!»
Certo la solidarietà, la cooperazione, le interazioni tra studenti e studenti e docenti, in una organizzazione così strutturata, come io troppo spesso vedo, non solo non vengono facilitate , ma non sono prese in considerazione.
Se però nelle scuole primarie la divisione, per alcuni docenti, è comoda perché permette più facilmente di tenere il controllo e la supremazia della situazione. Fa sentire qualche insegnante più al sicuro, in quanto agisce con autorità sui i singoli ed essendo i singoli, piccoli e vulnerabili lo temono; però, come diventano più grandi , nella seconda e terza secondaria di primo grado in poi, si formano le faide e talvolta i “branchi”. I ragazzi avvertono che uniti sono più forti, ma non avendo sperimentato quanto paga la solidarietà, la cooperazione, l’interazione al positivo, che il lavoro di gruppo è crescita reciproca, per alcuni dei nostri ragazzi, cresciuti nell’ottica della competitività, si innescano comportamenti non idonei, fino, per alcuni, ad arrivare ad azioni rischiose per se stessi o per gli altri!!!

Nessun commento:

Posta un commento