MAESTRA LAURA

MAESTRA LAURA

sabato 25 giugno 2011

BASTA CON LA SCUOLA DEL DIMOSTRARE QUELLO CHE GLI ADULTI VOGLIONO!!



Prove d’ingresso, verifiche intermedie, verifiche finali, prove invalsi, prove ocsa, pisa….ecc…ecc…
Dalle mie parti, tranne per pochissimi docenti, vuol dire che i bambini devono dimostrare di essere come noi vogliamo, attraverso esse i bambini devono dimostrare che ci seguono, che sanno ciò che noi vogliamo che sappiano!
Devono dimostrare costantemente :
di aver capito, di non fare errore, di essere stati attenti alle spiegazioni, di aver ascoltato gli insegnanti, di non essere stati distratti, di non essere bambini pigri, di corrispondere alle aspettative dei maestri, dei genitori e….. chi più ne ha, più ne metta!!!!!
Basta con una scuola nella quale i bambini sono convinti che debbano «dimostrare di essere»,« più che essere»!!!
Circa due anni fa, avendo una quinta classe e credendo che, per continuità, l’anno seguente avrei incominciato con la prima classe, pensai bene di conoscere e farmi conoscere dai bambini in uscita dalla scuola dell’Infanzia e probabili miei alunni della futura prima.
Dedicai circa un’ora la settimana, da Aprile a Maggio, ad un “volontario” progetto continuità.
Trascorrevo questa ora piacevolmente con i bambini di cinque anni, proponendo attività ludiche che favorissero la mia osservazione in rapporto al relazionale, all’emotivo e cognitivo sviluppato, e che permettessero loro di entrare in sintonia con una maestra della Primaria.
Questa esperienza fu utilissima ancor più per me, che per loro, permise, infatti, di riappropriarmi dei tempi, dei ritmi, dei linguaggi verbali e non, di piccoli di quella fascia di età evolutiva con peculiarità diverse dai ragazzini di quinta primaria.
Bene, tra le altre attività, seduti in cerchio avviai due chiacchiere.
Mi incuriosiva cosa pensassero della Scuola Primaria. Dovetti stimolare e scherzare un po’ prima di avere risposte meno scontate. Emersero timori e ansie. I bambini entravano nella scuola primaria convinti di dover dimostrare di sapere. Avrebbero dovuto dimostrare alle insegnanti e ai genitori di saper leggere e scrivere e questo li spaventava, temevano di non essere all’altezza delle aspettative degli adulti!
In una terza, poi, :« Perché dovete leggere e scrivere?»……«Per andare bene a scuola!»; «Per avere bei voti ed essere promossi»
«Cosa serve scrivere?»…«Per imparare tante cose»; «Perché dovete imparare a scrivere correttamente in italiano?»............«Per prendere buoni voti ed essere promossi!» ; «Così la maestra non si arrabbia»………«Mamma è contenta!»....«Per capire tante cose ed impararle!»
Ecco, I bambini entrano nella scuola per dimostrare e compiacere noi adulti e noi insegnanti rafforziamo, con il nostro modo di accoglierli e di insegnare, che questo «devono» a noi adulti:”dimostrare quello che noi vogliamo che essi siano”.
Dalle mie parti gli insegnati lavorano ancora nel modo che è più congeniale a se stessi e non a ciò che dovrebbero stimolare negli allievi: analisi, creatività e pratica.
Il bambino dovrebbe essere messo nelle condizioni di scoprire le proprie potenzialità e peculiarità., punti di forza e punti di debolezza ed imparare a compensare questi ultimi senza temerli, vergognarsene, nasconderli!
Dalle mie parti l’errore è ancora rosso come la vergogna!
Il bambino dovrebbe essere guidato a conoscersi, a scoprire attitudini, a sperimentare e sperimentarsi concedendosi di sbagliare per scoprire l’errore, penetrarlo, conoscerlo, analizzarlo, circoscriverlo per divenire via via sempre più consapevole che lo stesso errore è poco probabile che lo si ripeterà, ma che non per questo ci si aspetta da lui l’infallibilità, che non ne farà di altri di altro genere!.
Bisognerebbe insegnare che gli errori se ne fanno e non si è “sbagliati” se se ne fanno, ma possono essere corretti se si vuole.!
Dalle mie parti, salvo piccolissime eccezioni,esiste ancora la scuola della frontalità. Schierati, o in cerchio, in gruppi di quattro, in coppia, ricevono, non sperimentano. Quando fanno, è per dover dimostrare di aver capito e se sbagliano è perché hanno seguito poco e male, si sono distratti, pensavano ad altro……
Dalle mie parti per essere valutato positivamente un bambino deve dimostrare di:
essere ubbidiente; essere buono e tranquillo; di non parlare il dialetto neanche a casa e quindi di parlare scorrevolmente l’italiano e perciò di conoscere il significato dei vocaboli più utilizzati e tutti i contrari e se ciò non fosse è perché non ci mette sufficientemente attenzione; sapere le tabelline a memoria; non fare errori ortografici ne’ grammaticali; leggere velocemente.
Dalle mie parti, salvo per pochissimi insegnanti, si riempiono ancora le testoline come sacchetti di patate. I bambini dimostrano a breve di sapere, ma a quale prezzo in rapporto alla serenità individuale?
L’insofferenza nel banco, la distrazione, errori di scrittura, difficoltà di calcolo,....... sono modi che il bambino usa per dimostrare altro di ciò che a noi insegnati fa comodo che sia. Non si leggono i segnali, non si ascoltano le richieste, ma direttamente o indirettamente, dalle parti mie parti, gli si dice ciò che ci si aspetta che lui/lei debba dimostrare! Quello che si vuole che lui/lei sia!
Se i bambini dimostrano bisogni non OMOLOGATI, vengono valutati come SBAGLIATI!

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