MAESTRA LAURA

MAESTRA LAURA

lunedì 27 giugno 2011

..banchi di legno nero....

DALLE MIE PARTI, NON SO DA VOI…..
Dalle mie parti, in molte aule, i banchi sono prevalentemente schierati come quando io andavo a scuola Elementare, nel lontano 1961, anzi pensandoci bene, secondo il mio giudizio, peggio !!!!!
La mia aula di allora era fornita di banchi di legno neri. Sediolino e scrivania facevano corpo unico. Erano a due posti.
Ricordo che sul piano scrivania, per ognuno dei due occupanti, c’era una scanalatura per deporre la penna a fianco della quale, c’era un foro, servito alle generazioni prima della mia, per mettere il “calamaio”, una boccetta con l’inchiostro dove intingere il “pennino”. La mia generazione però usava già la BIC e allora in quel foro, per rendere meno austero l’ambiente grigio dell’aula, la mia maestra, Ester Albanese, faceva mettere una piantina con un fiorellino di plastica, portata da noi.
Io ho sempre occupato la prima fila e per i cinque anni ho vissuto le mie quattro ore di scuola sempre nella stessa aula e allo stesso banco con la stessa compagna. Per anni non ho visto il viso, le espressioni, le posture delle mie compagne sedute dietro me, per non parlare di quelle degli ultimi banchi mentre studiavamo in classe. Loro, poi vedevano, per gran parte delle quattro ore di scuola, le mie spalle.
Ebbene, dalle mie parti e non so da voi, oggi nel 2010, in alcune aule, durante gran parte dell’anno, durante le lezioni di colleghe/i, la posizione dei banchi è rimasta uguale, con l’aggravante, però, che i banchi sono singoli, di formica verde, senza scanalature senza buco per piantine di plastica. Non solo sono banchi singoli, sono anche, ben staccati tra loro per evitare relazioni che possono disturbare la lezione e ancora di più che si copi durante esercitazioni ed attività.
In una quarta, che mi fu affidata, chiesi ai bambini da quando occupassero quei posti, mi risposero: «Da sempre!». E la dimostrazione la ebbi quando chiesi loro di disporsi in cerchio per confrontarci e loro ebbero una difficoltà infinita a sistemare i banchi.
Durante i primi giorni in compresenza con l’insegnati che dalla prima aveva portato avanti la classe, …”la dominante” (scherzo, si fa per dire!!!), quella che, però, prediligeva quella organizzazione, ebbi modo di osservare molto i bambini e mi colpì il silenzio e l’assentire ritmato, con la testa, di alcuni di loro, quando lo sguardo dell’insegnate incrociava i loro occhi mentre parlava. Il silenzio esisteva anche quando i bambini erano impegnati in un compito. Nonostante i banchetti fossero tra loro distanziati mettevano il portapenne a mo di paravento. Mi colpì la reazione della collega dopo una lettura. Chiese, rivolta ai bambini, se avessero compreso tutti i vocaboli. Uno di loro, al primo banco, alzata la mano coraggiosamente, chiese il significato di “ricamo” e la collega un po’ irritata, rispose….«Non è possibile che non lo sai , tua madre lo fa sempre, mi rifiuto di credere che tu non sappia il significato! Posso capire chi parla il dialetto come V. e M. !”….”Lo fa per provocare!!!!!” rivolta a me. Così, conobbi G. un meraviglioso bambino con cui ho avuto modo di costruire una relazione positiva nei due anni che sono stata in quella classe! .
P. una bambina del primo banco sulla destra, durante una breve uscita della collega, un giorno, bisticcia con la compagna M. seduta dietro di sé. L’accusava di avvicinarsi troppo alla sua sedia con il banco….esplose in una crisi e con urla e sangue agli occhi, accusava di sentire la compagna M. sulle spalle: “ Da tre anni mi stai addosso sulle spalle!!!!….Sono stanca di averla sempre addosso!!!!” Questa cosa mi turbò enormemente!!!
«DIVIDE ET IMPERA!»
Certo la solidarietà, la cooperazione, le interazioni tra studenti e studenti e docenti, in una organizzazione così strutturata, come io troppo spesso vedo, non solo non vengono facilitate , ma non sono prese in considerazione.
Se però nelle scuole primarie la divisione, per alcuni docenti, è comoda perché permette più facilmente di tenere il controllo e la supremazia della situazione. Fa sentire qualche insegnante più al sicuro, in quanto agisce con autorità sui i singoli ed essendo i singoli, piccoli e vulnerabili lo temono; però, come diventano più grandi , nella seconda e terza secondaria di primo grado in poi, si formano le faide e talvolta i “branchi”. I ragazzi avvertono che uniti sono più forti, ma non avendo sperimentato quanto paga la solidarietà, la cooperazione, l’interazione al positivo, che il lavoro di gruppo è crescita reciproca, per alcuni dei nostri ragazzi, cresciuti nell’ottica della competitività, si innescano comportamenti non idonei, fino, per alcuni, ad arrivare ad azioni rischiose per se stessi o per gli altri!!!

ESSERE CORAGGIOSI


Essere coraggiosi non vuol dire non avere paure, ma essere consapevoli di averne ed affrontarle!!!

Il gioco dei sentimenti,Nascondino.

sabato 25 giugno 2011

BASTA CON LA SCUOLA DEL DIMOSTRARE QUELLO CHE GLI ADULTI VOGLIONO!!



Prove d’ingresso, verifiche intermedie, verifiche finali, prove invalsi, prove ocsa, pisa….ecc…ecc…
Dalle mie parti, tranne per pochissimi docenti, vuol dire che i bambini devono dimostrare di essere come noi vogliamo, attraverso esse i bambini devono dimostrare che ci seguono, che sanno ciò che noi vogliamo che sappiano!
Devono dimostrare costantemente :
di aver capito, di non fare errore, di essere stati attenti alle spiegazioni, di aver ascoltato gli insegnanti, di non essere stati distratti, di non essere bambini pigri, di corrispondere alle aspettative dei maestri, dei genitori e….. chi più ne ha, più ne metta!!!!!
Basta con una scuola nella quale i bambini sono convinti che debbano «dimostrare di essere»,« più che essere»!!!
Circa due anni fa, avendo una quinta classe e credendo che, per continuità, l’anno seguente avrei incominciato con la prima classe, pensai bene di conoscere e farmi conoscere dai bambini in uscita dalla scuola dell’Infanzia e probabili miei alunni della futura prima.
Dedicai circa un’ora la settimana, da Aprile a Maggio, ad un “volontario” progetto continuità.
Trascorrevo questa ora piacevolmente con i bambini di cinque anni, proponendo attività ludiche che favorissero la mia osservazione in rapporto al relazionale, all’emotivo e cognitivo sviluppato, e che permettessero loro di entrare in sintonia con una maestra della Primaria.
Questa esperienza fu utilissima ancor più per me, che per loro, permise, infatti, di riappropriarmi dei tempi, dei ritmi, dei linguaggi verbali e non, di piccoli di quella fascia di età evolutiva con peculiarità diverse dai ragazzini di quinta primaria.
Bene, tra le altre attività, seduti in cerchio avviai due chiacchiere.
Mi incuriosiva cosa pensassero della Scuola Primaria. Dovetti stimolare e scherzare un po’ prima di avere risposte meno scontate. Emersero timori e ansie. I bambini entravano nella scuola primaria convinti di dover dimostrare di sapere. Avrebbero dovuto dimostrare alle insegnanti e ai genitori di saper leggere e scrivere e questo li spaventava, temevano di non essere all’altezza delle aspettative degli adulti!
In una terza, poi, :« Perché dovete leggere e scrivere?»……«Per andare bene a scuola!»; «Per avere bei voti ed essere promossi»
«Cosa serve scrivere?»…«Per imparare tante cose»; «Perché dovete imparare a scrivere correttamente in italiano?»............«Per prendere buoni voti ed essere promossi!» ; «Così la maestra non si arrabbia»………«Mamma è contenta!»....«Per capire tante cose ed impararle!»
Ecco, I bambini entrano nella scuola per dimostrare e compiacere noi adulti e noi insegnanti rafforziamo, con il nostro modo di accoglierli e di insegnare, che questo «devono» a noi adulti:”dimostrare quello che noi vogliamo che essi siano”.
Dalle mie parti gli insegnati lavorano ancora nel modo che è più congeniale a se stessi e non a ciò che dovrebbero stimolare negli allievi: analisi, creatività e pratica.
Il bambino dovrebbe essere messo nelle condizioni di scoprire le proprie potenzialità e peculiarità., punti di forza e punti di debolezza ed imparare a compensare questi ultimi senza temerli, vergognarsene, nasconderli!
Dalle mie parti l’errore è ancora rosso come la vergogna!
Il bambino dovrebbe essere guidato a conoscersi, a scoprire attitudini, a sperimentare e sperimentarsi concedendosi di sbagliare per scoprire l’errore, penetrarlo, conoscerlo, analizzarlo, circoscriverlo per divenire via via sempre più consapevole che lo stesso errore è poco probabile che lo si ripeterà, ma che non per questo ci si aspetta da lui l’infallibilità, che non ne farà di altri di altro genere!.
Bisognerebbe insegnare che gli errori se ne fanno e non si è “sbagliati” se se ne fanno, ma possono essere corretti se si vuole.!
Dalle mie parti, salvo piccolissime eccezioni,esiste ancora la scuola della frontalità. Schierati, o in cerchio, in gruppi di quattro, in coppia, ricevono, non sperimentano. Quando fanno, è per dover dimostrare di aver capito e se sbagliano è perché hanno seguito poco e male, si sono distratti, pensavano ad altro……
Dalle mie parti per essere valutato positivamente un bambino deve dimostrare di:
essere ubbidiente; essere buono e tranquillo; di non parlare il dialetto neanche a casa e quindi di parlare scorrevolmente l’italiano e perciò di conoscere il significato dei vocaboli più utilizzati e tutti i contrari e se ciò non fosse è perché non ci mette sufficientemente attenzione; sapere le tabelline a memoria; non fare errori ortografici ne’ grammaticali; leggere velocemente.
Dalle mie parti, salvo per pochissimi insegnanti, si riempiono ancora le testoline come sacchetti di patate. I bambini dimostrano a breve di sapere, ma a quale prezzo in rapporto alla serenità individuale?
L’insofferenza nel banco, la distrazione, errori di scrittura, difficoltà di calcolo,....... sono modi che il bambino usa per dimostrare altro di ciò che a noi insegnati fa comodo che sia. Non si leggono i segnali, non si ascoltano le richieste, ma direttamente o indirettamente, dalle parti mie parti, gli si dice ciò che ci si aspetta che lui/lei debba dimostrare! Quello che si vuole che lui/lei sia!
Se i bambini dimostrano bisogni non OMOLOGATI, vengono valutati come SBAGLIATI!

venerdì 24 giugno 2011

MAESTRA LAURA: PARLO ANCORA DI "NON SANA COMPETIZIONE"

MAESTRA LAURA: PARLO ANCORA DI "NON SANA COMPETIZIONE"

PARLO ANCORA DI "NON SANA COMPETIZIONE"

LA COMPETIZIONE

La competizione nella scuola , secondo me, è deleteria. La competizione tra docenti genera comportamenti competitivi tra alunni. La competizione genera invidia, gelosia, frustrazione, depressione, rinuncia, collera.
COMPETIZIONE TRA DOCENTI
Purtroppo nella scuola dove opero, in ogni plesso, c’è competizione tra colleghi. Molti di essi si impegnano per dimostrare agli altri di essere i più bravi, di essere i migliori, perché si sentono i migliori in assoluto, i super – teacher .
Gli insegnanti competitivi li si riconoscono da subito, assumono comportamenti di dominio, vogliono fare tutto loro, sono sempre in guerra, non si mettono mai in discussione, non si pongono mai in autocritica, né si fermano per riflettere e ricercare responsabilità rispetto ad azioni. Non ammettono mai i propri punti di debolezza, non riconosceranno mai punti di forza di altri.
«Loro già hanno fatto e sperimentato tutto, se non proprio nell’anno in corso, negli anni passati. Nulla è nuovo o da approfondire per loro!!!»
Di contro, altri, si sentono eternamente inferiori, tacciono, assecondano, o lamentano vittimismo.
Gli uni e gli altri mostrano sempre, scolpita nelle posture, nella mimica facciale, grande, infinita infelicità. Sorridono poco, sono sempre stanchi e affaticati, lamentano o parlano spesso di malattie, criticano modi di fare di altri…..
Il docente competitivo, si vergogna di ammettere di non sapere, nasconde i propri errori, ma trova sempre il modo di far emergere, di mettere in evidenza, errori altrui e spesso propaganda negativamente modi di essere o di fare di quei soggetti da loro invidiati.
I competitivi trovano escamotage per raggiungere quanto si prefiggono di fare per dimostrare, perdendo di vista il senso e il significato della propria professione.
Un docente che è portato a competere sempre e a tutto campo, “usa” i propri alunni come “mezzo” per dimostrare se stesso. Non si ferma davanti a nulla pur di dimostrare la sua onniscienza, la sua onnipotenza. Nulla lo blocca o lo fa desistere: gli alunni devono sapere, devono fare ciò che lui/lei dice e vuole, tutto il resto non conta!!!
Il bambino/a deve dare i risultati che lui/lei si è prefisso, al di là delle peculiarità degli allievi affinché tutti debbano dire che «è il migliore, se non fosse per lui/lei nulla sarebbe!!!!»
“L’apparire” è al di sopra di ogni cosa, “l’essere” diviene secondario.
Ogni alunno deve dimostrare quanto sa e deve avere la consapevolezza che, senza lui/lei come insegnante, non “sarebbe”nessuno. « È», non perché vale, «è» perché è stato lui/lei che ha permesso che fosse……
I docenti eternamente in competizione, devono vincere a tutti i costi, perciò, per ogni fallimento, per ogni errore, cercano e trovano il “capro espiatorio”. La “colpa”, perché per loro di “colpa” si tratta, è sempre dell’altro, di qualcosa che è al di fuori di loro.
Di fronte ad un bambino che commette errori, si responsabilizza la famiglia, il modo di vivere e di parlare, il poco impegno, la distrazione, la pigrizia, l’essere superficiale, svogliato del bambino.
Il docente competitivo, coltiva nel bambino l’idea che chi non fa come l’insegnate dice di fare è “ diverso”, “incapace”, “inetto”, “un perdente”, “un essere meritevole di derisione”!
COMPETIZONE NEI BAMBINI
Gli allievi crescono respirando competitività, c’è la gara a chi è il “migliore”, non c’è posto per secondi o terzi; o primi o……. non basta mai…….!
Troppo spesso i docenti competitivi trovano nei genitori grandi alleati.
Per un papà o una mamma, è molto meglio assecondare un insegnate e dare in testa al proprio figlio colpevolizzandolo degli insuccessi, che ricercare le cause vere, facendosi aiutare, se è opportuno, da figure professionali idonee, che aiutino a risalire, inquadrare e circoscrivere le difficoltà del proprio figliolo.
Questi genitori, purtroppo, sono anche essi prodotti di questa società dell’apparire più che dell’essere, del continuo dimostrare più che del sapere ed acquisire consapevolezze!! Dell’essere al di sopra di tutti piuttosto convivere civilmente con tutti.
Nelle classi allora, c’è chi pur di scavalcare le postazioni e di non far trasparire proprie difficoltà, escogita modi e maniere disoneste, agisce da furbetto/a, mette in atto strategie tali da calpestare chiunque si frapponga tra lui/lei e il “podio”, investendo le proprie energie in modo errato .

C’è chi, poi, dopo vari tentativi non riesce a posizionarsi in vetta o vede la vetta troppo fuori dalla sua portata, pian piano incomincia a percepire solo i propri punti deboli e si convince di essere “sbagliato”, si sente “cattivo” e mette in atto atteggiamenti autolesionisti di sfida, di provocazione, atteggiamenti aggressivi, oppositivi sia con le insegnati, in particolar modo con quelle che vorrebbero aiutarlo/a, contento/a solo se riesce nella rottura del rimprovero e della punizione; sia con i compagni arrivando a zuffe nelle quali spesso è lei/lui ad avere la peggio…….cosi raggiunge, inconsapevolmente quello che si merita!!!!!. Vi è chi si chiude dietro silenzi, sorrisi stereotipati, pianti!!!!!. Chi viene preso da malattie, malori vari, crisi di panico.
Anche per chi è riuscito a conquistarsi il podio, non è vita facile. Non gli sono concessi debolezze né errori. Deve essere sempre all’altezza della situazione. Deve difendere il primo posto con le unghie e con i denti. Non collaborare, non aiutare, non far copiare, ma al di sopra di tutto non ammettere mai con nessuno se si incontrano difficoltà!!!!!!!!!
Lui/lei è il vanto dell’insegnante competitiva. Lui / lei è la dimostrazione del suo valore di docente.


giovedì 23 giugno 2011

LA DONNINA CHE CONTAVA GLI STARNUTI (G. RODARI)

La donnina che contava gli starnuti

A Gavirate, una volta, c'era una donnina che passava le giornate a contare gli starnuti della gente, poi riferiva alle amiche i risultati dei suoi calcoli e tutte insieme ci facevano sopra grandi chiacchiere.
- Il farmacista ne ha fatti sette, - raccontava la donnina.
- Possibile!
- Giuro, mi cascasse il naso se non dico la verità, li ha fatti cinque minuti prima di mezzogiorno.
Chiacchieravano, chiacchieravano e in conclusione dicevano che il farmacista metteva l'acqua nell' olio di ricino.
- Il parroco ne ha fatti quattordici, - raccontava la donnina, rossa per l'emozione. - Non ti sarai sbagliata?
- Mi cascasse il naso se ne ha fatto uno di meno.
- Ma dove andremo a finire! Chiacchieravano, chiacchieravano e in conclusione dicevano che il parroco metteva troppo olio nell'insalata.
Una volta la donnina e le sue amiche si misero tutte insieme, ed erano più di sette, sotto le finestre del signor Delio a spiare. Ma il signor Delio non starnutiva per nulla, perché non fiutava tabacco e non aveva il raffreddore.
- Neanche uno starnuto, - disse la donnina. - Qui gatta ci cova ..
- Sicuro, - dissero le sue amiche.
Il signor Delio le senti, mise una bella manciata di pepe nello spruzzatore del moschicida e senza farsi scorgere lo soffiò addosso a quelle pettegole, che se ne stavano rimpiattate sotto il davanzale.
- Etcì! - fece la donnina.
- Etcì! Etcì! - fecero le sue amiche. E giù tutte insieme a fare uno starnuto dopo l'altro.
- Ne ho fatti di più io, - disse la donnina.
- Di più noi, - dissero le sue amiche. Si presero per i capelli, se le diedero per diritto e per traverso, si strapparono i vestiti e persero un dente ciascuna.
Dopo quella volta la donnina non parlò più con le sue amiche, comprò un libretto e una matita e andava in giro tutta sola soletta, e per ogni starnuto che sentiva faceva una crocetta.
Quando mori trovarono quel libretto pieno di croci e dicevano: - Guardate, deve aver segnato tutte le sue buone azioni. Ma quante ne ha fatte! Se non va in Paradiso lei non ci va proprio nessuno.http://www.scribd.com/doc/31335350/Gianni-Rodari-Favole-al-telefono#

Può esistere COMPETIZIONE nella scuola, "Primaria" per giunta?

COMPETIZIONE (com.pe.ti.zió. ne) s.f. (pl. -i) 1. Confronto per raggiungere uno scopo o per stabilire una superiorità; 2. Incontro sportivo.



Parlare di competizione , di sana competizione in una classe di scuola e per lo più in una scuola Primaria , secondo me è qualcosa di estremamente negativo. Lì dove c’è competizione , sana o non sana , c’è antagonismo, c’è chi vince e chi perde; c’è chi prevarica e chi è succube, c’è chi si sente superiore (vincitore) e chi si sente inferiore (perdente).
Altro è attivare giochi di squadra, gare con regole ben stabilite…eppure in quel caso la regia dell’insegnante deve mirare ad equilibrare le situazioni, mediare tra i vinti e i vincitori. Lavorare in modo da comunicare, direttamente o indirettamente, la transitorietà del fatto, la circoscrizione dell’evento.
Io aborro anche le gare dei verbi, quelle delle tabelline, come strumenti per invogliare a memorizzare!
Ci sono, e viva Dio, ne stiamo divenendo sempre più consapevoli, “persone” e “persone” , capacità di memorizzazione diverse, bambini che non riescono a memorizzare con facilità, altri che soffrono crisi da prestazione; bambini che memorizzano e poi dimenticano. Il cervello umano ha svariate sfaccettature!!!!
Ma poi, siamo proprio sicuri che imparando le tabelline forzatamente a memoria, le prestazioni logico-matematiche aumentino?
Io conosco bambini che pur sapendo a “tiritera” ognuna delle tre coniugazioni verbali in italiano, quando scrivono o parlano utilizzano male: Modo e Tempo dei verbi!!!
Io credo nel lavoro di gruppo, nella sinergie cooperativa. Nel mettersi in discussione ascoltando e muovendo critiche volte al miglioramento di ognuno e del gruppo classe e non solo, del gruppo plesso, e non solo, del gruppo Istituto, e non solo, del gruppo socio - culturale di dove opero, e non solo…….

Le prove Invalsi, stanno divenendo, almeno nella scuola dove opero , un terribile strumento competitivo tra classi, tra docenti. Strumento pericolosissimo per la salute mentale dei bambini di cui siamo responsabili.
Che se non guidati saggiamente e responsabilmente facilmente possono divenire oggetti-soggetti d’ invidia, di protagonismo, di comportamenti ipocriti, di comportamenti disonesti che sono l’avamposto dei disagi dilaganti la nostra società!

Attraverso questi test le insegnanti si mettono in competizione ed innescano competizioni tra alunni, mettendo a confronto risultati, media, valori minimi e quelli massimi.
I bambini di 5° e di 2° di alcune classi hanno vissuto una prima parte dell’anno scolastico sotto stress Invalsi!
C’è stato un ammaestramento in rapporto a questa tipologia di test, i bambini sono stati pompati, e si è usato la sana competizione…..”noi dobbiamo essere i migliori, superare quella classe o quell’altra”.
Ma se poi durante le esercitazioni qualche bambino non rendeva, bene era “Patologicamente pazzo o malato” così si è rivolta un’insegnate ad un suo allievo che aveva sbagliato delle preprove Invalsi, e giocando aveva litigato con una compagna!!! ( Chi è secondo me la patologicamente malata,? Pronta ad acutizzare le già esistenti separazioni, invidie, fazioni dei bambini della sua classe?)

Ma i risultati possono essere paragonati? Possono essere usate le prove Invalsi come spunto di paragone tra classi tra docenti?
La comparazione tra classi può avvenire confrontando solo i risultati delle prove o dovrebbe avvenire in base ad analisi di partenza e di arrivo, in base alla provenienza socio culturale di ogni alunno?

E’ più facile dopo 5 anni di permanenza in una scuola primaria che risponda correttamente ai test di comprensione del testo, un bambino che, nel contesto familiare ha genitori acculturati, parla l’italiano, viaggia. Maggiori difficoltà le trova certamente un bambino che vive in campagna, isolato, parla correntemente il dialetto e il livello culturale familiare è medio - basso

Una classe dove la maggioranza dei bambini hanno alle spalle famiglie il cui livello culturale è medio basso, ed usano correntemente il dialetto, ma raggiunge una media più o meno , più più che meno, simile ad una classe dove la maggioranza dei bambini utilizza correntemente l’italiano, ha prevalentemente genitori che ci tengono alla cultura, è meritevole di lode.

Le prove Invalsi possono essere utilizzate come strumenti di riflessione da parte di ognuna di noi docenti, come riflessione circa i punti positivi del proprio percorso di apprendimento didattico e dei punti deboli del proprio operato. L’analisi delle percentuali di risposte corrette o sbagliate e della tipologia di quelle sbagliate da tutta la classe o la presenza di domande errate dalla maggior parte dei bambini possono essere validissimi spunti di confronto e miglioramento dell’operato dei docenti!

Alcune mie colleghe, purtroppo, si pongono più come donnicciole, che professioniste dell'apprendimento…mi sembra di vedere in alcune di loro la “Donnina che contava gli starnuti” di Gianni Rodari

mercoledì 22 giugno 2011

MADRE TERESA

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.

Però ciò che é importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito e` la colla di qualsiasi tela di ragno.

Dietro ogni linea di arrivo c`e` una linea di partenza.
Dietro ogni successo c`e` un`altra delusione.

Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca cio` che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.

Non lasciare che si arruginisca il ferro che c`e` in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.

Quando a causa degli anni
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Pero` non trattenerti mai!
(Madre Teresa di Calcutta)

Condivisione .......riflessioni!!

Il bambino sceglie di comportarsi in modo non idoneo? o inconsapevolmente comunica qualcosa di profondo, di doloroso, di frustrante?
V. è una bambina che spesso provoca, indispettisce, cerca la lite con un compagno o una compagna e ne esce lei più picchiata, più graffiata. Mi provoca assumendo comportamenti indisponenti, talvolta di sfida...
Per un periodo è riuscita a farmi perdere la pazienza, ho accettato la sua provocazione rimproverandola, togliendole anche il mio sguardo, la mia attenzione per la durata della mia lezione. Non me ne facevo una ragione dei suoi comportamenti.
Sapevo che aveva grosse difficoltà nei calcoli in matematica e che la collega la pressava, costringendola a imparare le tabelline anche durante la mensa.
L'anno precedente, ero entara per la prima volta in quella classe, la 4° primaria, avevo insegnato io la matematica e avevo comunicato che secondo me, in seguito alle mie osservazioni, c'erano alcuni bambini che manifestavano difficoltà , che sarebbe stato opportuno approfondire,"""""Le osservazioni, le verifiche effettuate fino ad oggi, hanno fatto emergere difficoltà di apprendimento dei processi esecutivi in rapporto ai NUMERI, OPERAZIONI con prestito e riporto, MOLTIPLICAZIONI e DIVISIONI da parte di tre bambine che frequentano la 4° classe primaria di ().
Pur avendo attivato, negli anni precedenti dalle insegnanti che si sono succedute, attività di rinforzo e consolidamento , sempre però nel contesto curriculare o con esercitazioni a casa, le difficoltà persistono. Esse sono eterogenee da alunna ad alunna.""""""""
La collega, con più voce in capitolo perché da più anni nella classe si era opposta adducendo a svogliatezza, a pigrizia e tacitamente alla mia incompetenza, l'insufficiente rendimento. Ecco, quest' anno, era lei che oltre all'Italiano faceva Matematica, ecco poteva dimostrare la mia incapacità, giù quindi con pressioni di ogni genere!!!!
E V. quando è nelle mie ore, si rifiuta di cacciare i libri, dice di averli dimenticati a casa....vuole lo scontro!!!!
Penso e gliel'ho rimandato, che lei si sente una bambina cattiva, tanto cattiva che vuole punirsi a tal punto che attraverso lo scontro ha quello che si merita....botte dai compagni e sgridate da una persona che sa che le vuole bene, ma non si sente di meritarlo quel bene!!!!
Rimettendo oggi, il mio materiale scolastico in ordine, visto che l'anno scolastico è finito, ho trovato un suo biglietto dentro una mia cartella....Maestra hai ragione io cerco il bisticcio, lo faccio anche con mamma...
Noi insegnanti, noi che dovremmo essere professionisti dell'infanzia, ascoltiamo al di la delle parole, ciò che i nostri allievi ci dicono?
"DIO MI LIBERI DALLA SAGGEZZA CHE NON PIANGE, DALLA FILOSOFIA CHE NON RIDE, DALL'ORGOGLIO CHE NON S'INCHINA DAVANTI A UN BAMBINO (Kahlil Gibran)"
Rivoluzione
Ho visto una formica,
in un giorno freddo e triste,
donare alla cicala
metà delle sue provviste.