MAESTRA LAURA

MAESTRA LAURA

venerdì 24 giugno 2011

PARLO ANCORA DI "NON SANA COMPETIZIONE"

LA COMPETIZIONE

La competizione nella scuola , secondo me, è deleteria. La competizione tra docenti genera comportamenti competitivi tra alunni. La competizione genera invidia, gelosia, frustrazione, depressione, rinuncia, collera.
COMPETIZIONE TRA DOCENTI
Purtroppo nella scuola dove opero, in ogni plesso, c’è competizione tra colleghi. Molti di essi si impegnano per dimostrare agli altri di essere i più bravi, di essere i migliori, perché si sentono i migliori in assoluto, i super – teacher .
Gli insegnanti competitivi li si riconoscono da subito, assumono comportamenti di dominio, vogliono fare tutto loro, sono sempre in guerra, non si mettono mai in discussione, non si pongono mai in autocritica, né si fermano per riflettere e ricercare responsabilità rispetto ad azioni. Non ammettono mai i propri punti di debolezza, non riconosceranno mai punti di forza di altri.
«Loro già hanno fatto e sperimentato tutto, se non proprio nell’anno in corso, negli anni passati. Nulla è nuovo o da approfondire per loro!!!»
Di contro, altri, si sentono eternamente inferiori, tacciono, assecondano, o lamentano vittimismo.
Gli uni e gli altri mostrano sempre, scolpita nelle posture, nella mimica facciale, grande, infinita infelicità. Sorridono poco, sono sempre stanchi e affaticati, lamentano o parlano spesso di malattie, criticano modi di fare di altri…..
Il docente competitivo, si vergogna di ammettere di non sapere, nasconde i propri errori, ma trova sempre il modo di far emergere, di mettere in evidenza, errori altrui e spesso propaganda negativamente modi di essere o di fare di quei soggetti da loro invidiati.
I competitivi trovano escamotage per raggiungere quanto si prefiggono di fare per dimostrare, perdendo di vista il senso e il significato della propria professione.
Un docente che è portato a competere sempre e a tutto campo, “usa” i propri alunni come “mezzo” per dimostrare se stesso. Non si ferma davanti a nulla pur di dimostrare la sua onniscienza, la sua onnipotenza. Nulla lo blocca o lo fa desistere: gli alunni devono sapere, devono fare ciò che lui/lei dice e vuole, tutto il resto non conta!!!
Il bambino/a deve dare i risultati che lui/lei si è prefisso, al di là delle peculiarità degli allievi affinché tutti debbano dire che «è il migliore, se non fosse per lui/lei nulla sarebbe!!!!»
“L’apparire” è al di sopra di ogni cosa, “l’essere” diviene secondario.
Ogni alunno deve dimostrare quanto sa e deve avere la consapevolezza che, senza lui/lei come insegnante, non “sarebbe”nessuno. « È», non perché vale, «è» perché è stato lui/lei che ha permesso che fosse……
I docenti eternamente in competizione, devono vincere a tutti i costi, perciò, per ogni fallimento, per ogni errore, cercano e trovano il “capro espiatorio”. La “colpa”, perché per loro di “colpa” si tratta, è sempre dell’altro, di qualcosa che è al di fuori di loro.
Di fronte ad un bambino che commette errori, si responsabilizza la famiglia, il modo di vivere e di parlare, il poco impegno, la distrazione, la pigrizia, l’essere superficiale, svogliato del bambino.
Il docente competitivo, coltiva nel bambino l’idea che chi non fa come l’insegnate dice di fare è “ diverso”, “incapace”, “inetto”, “un perdente”, “un essere meritevole di derisione”!
COMPETIZONE NEI BAMBINI
Gli allievi crescono respirando competitività, c’è la gara a chi è il “migliore”, non c’è posto per secondi o terzi; o primi o……. non basta mai…….!
Troppo spesso i docenti competitivi trovano nei genitori grandi alleati.
Per un papà o una mamma, è molto meglio assecondare un insegnate e dare in testa al proprio figlio colpevolizzandolo degli insuccessi, che ricercare le cause vere, facendosi aiutare, se è opportuno, da figure professionali idonee, che aiutino a risalire, inquadrare e circoscrivere le difficoltà del proprio figliolo.
Questi genitori, purtroppo, sono anche essi prodotti di questa società dell’apparire più che dell’essere, del continuo dimostrare più che del sapere ed acquisire consapevolezze!! Dell’essere al di sopra di tutti piuttosto convivere civilmente con tutti.
Nelle classi allora, c’è chi pur di scavalcare le postazioni e di non far trasparire proprie difficoltà, escogita modi e maniere disoneste, agisce da furbetto/a, mette in atto strategie tali da calpestare chiunque si frapponga tra lui/lei e il “podio”, investendo le proprie energie in modo errato .

C’è chi, poi, dopo vari tentativi non riesce a posizionarsi in vetta o vede la vetta troppo fuori dalla sua portata, pian piano incomincia a percepire solo i propri punti deboli e si convince di essere “sbagliato”, si sente “cattivo” e mette in atto atteggiamenti autolesionisti di sfida, di provocazione, atteggiamenti aggressivi, oppositivi sia con le insegnati, in particolar modo con quelle che vorrebbero aiutarlo/a, contento/a solo se riesce nella rottura del rimprovero e della punizione; sia con i compagni arrivando a zuffe nelle quali spesso è lei/lui ad avere la peggio…….cosi raggiunge, inconsapevolmente quello che si merita!!!!!. Vi è chi si chiude dietro silenzi, sorrisi stereotipati, pianti!!!!!. Chi viene preso da malattie, malori vari, crisi di panico.
Anche per chi è riuscito a conquistarsi il podio, non è vita facile. Non gli sono concessi debolezze né errori. Deve essere sempre all’altezza della situazione. Deve difendere il primo posto con le unghie e con i denti. Non collaborare, non aiutare, non far copiare, ma al di sopra di tutto non ammettere mai con nessuno se si incontrano difficoltà!!!!!!!!!
Lui/lei è il vanto dell’insegnante competitiva. Lui / lei è la dimostrazione del suo valore di docente.


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