COMPETIZIONE (com.pe.ti.zió. ne) s.f. (pl. -i) 1. Confronto per raggiungere uno scopo o per stabilire una superiorità; 2. Incontro sportivo.
Parlare di competizione , di sana competizione in una classe di scuola e per lo più in una scuola Primaria , secondo me è qualcosa di estremamente negativo. Lì dove c’è competizione , sana o non sana , c’è antagonismo, c’è chi vince e chi perde; c’è chi prevarica e chi è succube, c’è chi si sente superiore (vincitore) e chi si sente inferiore (perdente).
Altro è attivare giochi di squadra, gare con regole ben stabilite…eppure in quel caso la regia dell’insegnante deve mirare ad equilibrare le situazioni, mediare tra i vinti e i vincitori. Lavorare in modo da comunicare, direttamente o indirettamente, la transitorietà del fatto, la circoscrizione dell’evento.
Io aborro anche le gare dei verbi, quelle delle tabelline, come strumenti per invogliare a memorizzare!
Ci sono, e viva Dio, ne stiamo divenendo sempre più consapevoli, “persone” e “persone” , capacità di memorizzazione diverse, bambini che non riescono a memorizzare con facilità, altri che soffrono crisi da prestazione; bambini che memorizzano e poi dimenticano. Il cervello umano ha svariate sfaccettature!!!!
Ma poi, siamo proprio sicuri che imparando le tabelline forzatamente a memoria, le prestazioni logico-matematiche aumentino?
Io conosco bambini che pur sapendo a “tiritera” ognuna delle tre coniugazioni verbali in italiano, quando scrivono o parlano utilizzano male: Modo e Tempo dei verbi!!!
Io credo nel lavoro di gruppo, nella sinergie cooperativa. Nel mettersi in discussione ascoltando e muovendo critiche volte al miglioramento di ognuno e del gruppo classe e non solo, del gruppo plesso, e non solo, del gruppo Istituto, e non solo, del gruppo socio - culturale di dove opero, e non solo…….
Le prove Invalsi, stanno divenendo, almeno nella scuola dove opero , un terribile strumento competitivo tra classi, tra docenti. Strumento pericolosissimo per la salute mentale dei bambini di cui siamo responsabili.
Che se non guidati saggiamente e responsabilmente facilmente possono divenire oggetti-soggetti d’ invidia, di protagonismo, di comportamenti ipocriti, di comportamenti disonesti che sono l’avamposto dei disagi dilaganti la nostra società!
Attraverso questi test le insegnanti si mettono in competizione ed innescano competizioni tra alunni, mettendo a confronto risultati, media, valori minimi e quelli massimi.
I bambini di 5° e di 2° di alcune classi hanno vissuto una prima parte dell’anno scolastico sotto stress Invalsi!
C’è stato un ammaestramento in rapporto a questa tipologia di test, i bambini sono stati pompati, e si è usato la sana competizione…..”noi dobbiamo essere i migliori, superare quella classe o quell’altra”.
Ma se poi durante le esercitazioni qualche bambino non rendeva, bene era “Patologicamente pazzo o malato” così si è rivolta un’insegnate ad un suo allievo che aveva sbagliato delle preprove Invalsi, e giocando aveva litigato con una compagna!!! ( Chi è secondo me la patologicamente malata,? Pronta ad acutizzare le già esistenti separazioni, invidie, fazioni dei bambini della sua classe?)
Ma i risultati possono essere paragonati? Possono essere usate le prove Invalsi come spunto di paragone tra classi tra docenti?
La comparazione tra classi può avvenire confrontando solo i risultati delle prove o dovrebbe avvenire in base ad analisi di partenza e di arrivo, in base alla provenienza socio culturale di ogni alunno?
E’ più facile dopo 5 anni di permanenza in una scuola primaria che risponda correttamente ai test di comprensione del testo, un bambino che, nel contesto familiare ha genitori acculturati, parla l’italiano, viaggia. Maggiori difficoltà le trova certamente un bambino che vive in campagna, isolato, parla correntemente il dialetto e il livello culturale familiare è medio - basso
Una classe dove la maggioranza dei bambini hanno alle spalle famiglie il cui livello culturale è medio basso, ed usano correntemente il dialetto, ma raggiunge una media più o meno , più più che meno, simile ad una classe dove la maggioranza dei bambini utilizza correntemente l’italiano, ha prevalentemente genitori che ci tengono alla cultura, è meritevole di lode.
Le prove Invalsi possono essere utilizzate come strumenti di riflessione da parte di ognuna di noi docenti, come riflessione circa i punti positivi del proprio percorso di apprendimento didattico e dei punti deboli del proprio operato. L’analisi delle percentuali di risposte corrette o sbagliate e della tipologia di quelle sbagliate da tutta la classe o la presenza di domande errate dalla maggior parte dei bambini possono essere validissimi spunti di confronto e miglioramento dell’operato dei docenti!
Alcune mie colleghe, purtroppo, si pongono più come donnicciole, che professioniste dell'apprendimento…mi sembra di vedere in alcune di loro la “Donnina che contava gli starnuti” di Gianni Rodari
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