MAESTRA LAURA

MAESTRA LAURA

venerdì 1 luglio 2011

Avere in classe un bambino che genera disturbo!


Chi non ha mai avuto nel corso della propria esperienza di docente un bambino/a che genera disturbo.
Io ho conosciuto, in una quarta classe, G.. Un bambino che ogni occasione era buona per ribellarsi, per accusare e per isolarsi. Da subito toccai con mano la sua solitudine, il suo tenersi lontano e nello stesso tempo sentirsi tenuto lontano dal gruppo classe. Lo conobbi che era serio, cupo. Disegnava , disegnava, disegnava.
Mi accorsi ben presto che qualunque cosa succedeva… cadeva un bicchiere, si trovava una carta in terra, la colpa era, a gran coro, di G.
G. aveva atteggiamenti sempre di sfida, spesso aveva esplosioni di rabbia inveendo contro me o contro i compagni con parolacce e uno sguardo da far incenerire. Se non riusciva in qualcosa, o non venivano confermate le sue tesi o non gli si permetteva di fare in quel momento quello che aveva deciso, giù con le invettive, gettava anche per l’aria oggetti , un giorno anche il banco e la sedia e stette seduto per terra!!! Tetro, rabbuiato…. si metteva a disegnare, disegnare cartoni animati. Fumetti!!!! Se gli sorridevo, o gli rivolgevo parole gentili, mi guardava con titubanza. Un giorno, gli doleva un’anca, chiamai la madre perché lo venisse a prendere. Quando, preparato lo zaino, si diresse alla porta, io gli passai le mani tra i capelli e gli dissi :” Vedrai che il dolore passerà con un po’ di coccole di mamma!” e sorrisi“ . Con gli occhi bassi e un po’ burbero, soggiunse: “ A me non piacciono le maestre buone!!!” e andò via.
Ecco fu così che conobbi G.
Dragon Ball fu per me una fortuna. Mio figlio, adulto, seguiva le puntate ed io con lui. Mi ero appassionata a vedere quel cartone animato. C’era il buono, il cattivo e il fantastico. Io ho sempre amato il fantastico e la fantascienza!
G. disegnava Dragon Ball e i suoi personaggi in modo meraviglioso e io gli dissi che lo vedevo e lo vedeva anche mio figlio, all’epoca 29enne. Emersero dagli occhi di G. incredulità e stupore.Incominciò così la nostra amicizia. G. incominciò a poco a poco a fidarsi di me.
Mi commossi un giorno quando regalandomi un suo disegno mi ritrovai anche io un personaggio fumetto!
Pian piano, nell’arco dei due anni, io imparai a prestare sempre più attenzione a quanto emergeva nelle sue proteste “gridate”, però, sempre meno, e lui ad ascoltare le mie argomentazioniquando gli chiedevo comportamenti “più idonei”, di aderire a regole condivise da tutti.
Quando veniva assalito dai suoi scatti di collera, mi fermavo ad ascoltare oltre il gesto, i suoi perché, mi fermavo a chiedere io, a me stessa, come mai, perché, a ricostruire a casa la situazione. Sempre più mi accorgevo che se mi mettevo dal suo piano prospettico, aveva sempre il suo 50% di ragione. Era il “modo” che era errato, ma non sempre l’ argomentazione …Lui mostrava poca flessibilità di giudizio, si irrigidiva su il nero e il bianco senza riuscire a vedere le tante sfumature di colori.
Sempre più modificò i suoi comportamenti da quando una volta, presa anche io dalla collera in seguito ad una ennesima sfida da parte sua, gli dissi, fissandolo negli occhi: “ Ricordati G. , non sei tu sbagliato! Tu sei un bambino meraviglioso, ma sono, troppo spesso, i tuoi comportamenti ad essere non idonei, e quelli possono essere cambiati se solo tu lo vuoi!!!!. Sei tu a decidere cosa fare o non fare, sei tu e solo tu a sapere perchè scegli questo o quel comportamento!!!”. Lui mi fissò e capii che aveva compreso, dovevo dargli solo il tempo di scoprire che splendida persona fosse!!
( G. non ha il pastello rosso per disegnare un istogramma. Prende con prepotenza quello di K.. Intervengo dicendo di utilizzare il suo rosso-marrone. Si oppone, replicando che glielo “devono” dare. Sottolineo la regola che calza in quel momento: “Ognuno utilizza i propri strumenti adeguandoli al proprio lavoro” “ se si vuole in prestito qualcosa si chiede con gentilezza, si aspetta pazientemente che il compagno abbia finito e sia disponibile a prestare!! E non è detto che necessariamente mi si deve prestare ciò che voglio, non posso pretendere!!”.
Mentre io parlo, sfidandomi fissandomi, traffica, con la mano, sotto il banco di K.. “ Sottolineo che se lui si sta ritenendo libero di non rispettare la sua amica e le cose della sua amica, io posso ritenermi libera di non rispettare le sue! Lui mi guarda perplesso… Faccio allora riferimento come esempio alle sue figurine, alle quali ci tiene molto! Dolcemente e con grande onestà, poi, gli dico che si può ritenere libero di eseguire gli istogrammi o non farli, ma che non transigo sul suo non rispettare le regole, e gli ricordo che sta a lui scegliere il comportamento idoneo o non idoneo, il sì o il no!!” I comportamenti”, aggiungo, “ si possono modificare!!!!” . Mi allontano per affiancare un’altra alunna che ha bisogno di aiuto. Dopo poco G. mi chiama e mi chiede se ha eseguito bene. Ha usato il suo rosso-marrone. Lo lodo per l’esattezza della consegna!!
Ecco penso proprio che G. potrebbe essere un bambino con disturbo “oppositivo-provocatorio”. Ho ricercato materiale e ho letto articoli in proposito, che talvolta hanno confermato l’idoneità di miei comportamenti e di strategie da me scelte; altre volte mi hanno fornito spunti di riflessione e input da mettere in atto in classe con G. e con l’intero gruppo classe. Da un libro scaricato da Internet ho trovato conferma a quanto io penso circa i bambini che assumono atteggiamenti di sfida, di provocazione e troppo spesso di rinuncia a interagire con gli altri.

« Il soggetto affetto dal DOP non vive una vita felice e serena, non è contento del suo modo di essere e si duole per le opinioni che le altre persone hanno di lui. L’immagine che ha di sé è molto svalutante, si considera un incapace, indegno dell’amore altrui e crede che nessuno mai gli potrà essere amico. Si sente rifiutato, ma sa di essere lui stesso la causa del suo isolamento e così sviluppa livelli molto bassi d’autostima e spesso anche dei Disturbi dell’Umore……..
…..Come sostiene Patterson, spesso, questa bassa considerazione che il bambino oppositivo provocatorio ha di se stesso, nasce proprio nell’ambiente domestico.
Il rapporto che questi soggetti hanno con i loro parenti è molto complesso, si
tratta di una sorta di coercizione reciproca che, alla lunga, tende a sgretolare
l’unità familiare.
Sono gli stessi genitori, ad attribuire ai loro figli delle etichette, a definirli “insopportabili”, “aggressivi”, “terribili”. Queste espressioni che possono essere dettate da un momento di collera, se ripetute più e più volte, vengono
interiorizzate dal bambino, diventando delle auto-asserzioni negative che egli
ripeterà a sé stesso ogni qual volta si sentirà abbandonato da qualcuno.
Dei rafforzamenti a comportamenti errati avvengono anche ad opera di insegnanti. Anche essi etichettano, colpevolizzano e ciò fa comodo per coprire le proprie incapacità, le proprie frustrazioni di non essere capaci di istaurare contatti con alunni difficili. E’ più facile condannare, emarginare, colpevolizzare etichettare piuttosto che documentarsi chiedere consiglio, sperimentare strategie, mettersi in discussione per affrontare situazioni problematiche. Io parto sempre dal presupposto che non esiste bambino che non voglia essere considerato positivamente e se mette in atto comportamenti non idonei vuole comunicare spesso inconsapevolmente qualcosa!
«Nicole Fabre ci spiega che il bambino difficile soffre molto a causa del suo
isolamento ma, in un certo senso lo giustifica. Convinto di non meritare affetto, arriva a considerare normale l’atteggiamento di chi vuole allontanarsi da lui.
Se qualcuno gli si avvicina per instaurare un rapporto, anziché esserne felice, si mostra diffidente e reagisce con il suo repertorio di comportamenti ostili, come a voler mettere alla prova le intenzioni del suo interlocutore. È come se gli chiedesse “Mi vuoi bene anche se ti dimostro che non valgo niente, anche se ti faccio vedere che mi sono preso gioco di te? Mi vuoi bene anche se io stesso sono sicuro di essere un buono a nulla, e sono certo che nessuno mi potrà mai amare?”». Ecco in G. avevo visto questo.
«Un bambino che adotta comportamenti asociali è convinto che anche chi cerca di avvicinarsi a lui in veste d’amico, chi dice di volergli bene e di volerlo aiutare, alla fine, imparando a conoscerlo cambierà idea e lo lascerà nuovamente solo, quindi è bene mettere subito alla prova queste persone, verificare il loro grado di sopportabilità, perché tanto anche loro impareranno ad odiarlo ed è meglio che questo accada prima che egli si illuda di poter ancora ricevere affetto.»

lunedì 27 giugno 2011

..banchi di legno nero....

DALLE MIE PARTI, NON SO DA VOI…..
Dalle mie parti, in molte aule, i banchi sono prevalentemente schierati come quando io andavo a scuola Elementare, nel lontano 1961, anzi pensandoci bene, secondo il mio giudizio, peggio !!!!!
La mia aula di allora era fornita di banchi di legno neri. Sediolino e scrivania facevano corpo unico. Erano a due posti.
Ricordo che sul piano scrivania, per ognuno dei due occupanti, c’era una scanalatura per deporre la penna a fianco della quale, c’era un foro, servito alle generazioni prima della mia, per mettere il “calamaio”, una boccetta con l’inchiostro dove intingere il “pennino”. La mia generazione però usava già la BIC e allora in quel foro, per rendere meno austero l’ambiente grigio dell’aula, la mia maestra, Ester Albanese, faceva mettere una piantina con un fiorellino di plastica, portata da noi.
Io ho sempre occupato la prima fila e per i cinque anni ho vissuto le mie quattro ore di scuola sempre nella stessa aula e allo stesso banco con la stessa compagna. Per anni non ho visto il viso, le espressioni, le posture delle mie compagne sedute dietro me, per non parlare di quelle degli ultimi banchi mentre studiavamo in classe. Loro, poi vedevano, per gran parte delle quattro ore di scuola, le mie spalle.
Ebbene, dalle mie parti e non so da voi, oggi nel 2010, in alcune aule, durante gran parte dell’anno, durante le lezioni di colleghe/i, la posizione dei banchi è rimasta uguale, con l’aggravante, però, che i banchi sono singoli, di formica verde, senza scanalature senza buco per piantine di plastica. Non solo sono banchi singoli, sono anche, ben staccati tra loro per evitare relazioni che possono disturbare la lezione e ancora di più che si copi durante esercitazioni ed attività.
In una quarta, che mi fu affidata, chiesi ai bambini da quando occupassero quei posti, mi risposero: «Da sempre!». E la dimostrazione la ebbi quando chiesi loro di disporsi in cerchio per confrontarci e loro ebbero una difficoltà infinita a sistemare i banchi.
Durante i primi giorni in compresenza con l’insegnati che dalla prima aveva portato avanti la classe, …”la dominante” (scherzo, si fa per dire!!!), quella che, però, prediligeva quella organizzazione, ebbi modo di osservare molto i bambini e mi colpì il silenzio e l’assentire ritmato, con la testa, di alcuni di loro, quando lo sguardo dell’insegnate incrociava i loro occhi mentre parlava. Il silenzio esisteva anche quando i bambini erano impegnati in un compito. Nonostante i banchetti fossero tra loro distanziati mettevano il portapenne a mo di paravento. Mi colpì la reazione della collega dopo una lettura. Chiese, rivolta ai bambini, se avessero compreso tutti i vocaboli. Uno di loro, al primo banco, alzata la mano coraggiosamente, chiese il significato di “ricamo” e la collega un po’ irritata, rispose….«Non è possibile che non lo sai , tua madre lo fa sempre, mi rifiuto di credere che tu non sappia il significato! Posso capire chi parla il dialetto come V. e M. !”….”Lo fa per provocare!!!!!” rivolta a me. Così, conobbi G. un meraviglioso bambino con cui ho avuto modo di costruire una relazione positiva nei due anni che sono stata in quella classe! .
P. una bambina del primo banco sulla destra, durante una breve uscita della collega, un giorno, bisticcia con la compagna M. seduta dietro di sé. L’accusava di avvicinarsi troppo alla sua sedia con il banco….esplose in una crisi e con urla e sangue agli occhi, accusava di sentire la compagna M. sulle spalle: “ Da tre anni mi stai addosso sulle spalle!!!!….Sono stanca di averla sempre addosso!!!!” Questa cosa mi turbò enormemente!!!
«DIVIDE ET IMPERA!»
Certo la solidarietà, la cooperazione, le interazioni tra studenti e studenti e docenti, in una organizzazione così strutturata, come io troppo spesso vedo, non solo non vengono facilitate , ma non sono prese in considerazione.
Se però nelle scuole primarie la divisione, per alcuni docenti, è comoda perché permette più facilmente di tenere il controllo e la supremazia della situazione. Fa sentire qualche insegnante più al sicuro, in quanto agisce con autorità sui i singoli ed essendo i singoli, piccoli e vulnerabili lo temono; però, come diventano più grandi , nella seconda e terza secondaria di primo grado in poi, si formano le faide e talvolta i “branchi”. I ragazzi avvertono che uniti sono più forti, ma non avendo sperimentato quanto paga la solidarietà, la cooperazione, l’interazione al positivo, che il lavoro di gruppo è crescita reciproca, per alcuni dei nostri ragazzi, cresciuti nell’ottica della competitività, si innescano comportamenti non idonei, fino, per alcuni, ad arrivare ad azioni rischiose per se stessi o per gli altri!!!

ESSERE CORAGGIOSI


Essere coraggiosi non vuol dire non avere paure, ma essere consapevoli di averne ed affrontarle!!!

Il gioco dei sentimenti,Nascondino.

sabato 25 giugno 2011

BASTA CON LA SCUOLA DEL DIMOSTRARE QUELLO CHE GLI ADULTI VOGLIONO!!



Prove d’ingresso, verifiche intermedie, verifiche finali, prove invalsi, prove ocsa, pisa….ecc…ecc…
Dalle mie parti, tranne per pochissimi docenti, vuol dire che i bambini devono dimostrare di essere come noi vogliamo, attraverso esse i bambini devono dimostrare che ci seguono, che sanno ciò che noi vogliamo che sappiano!
Devono dimostrare costantemente :
di aver capito, di non fare errore, di essere stati attenti alle spiegazioni, di aver ascoltato gli insegnanti, di non essere stati distratti, di non essere bambini pigri, di corrispondere alle aspettative dei maestri, dei genitori e….. chi più ne ha, più ne metta!!!!!
Basta con una scuola nella quale i bambini sono convinti che debbano «dimostrare di essere»,« più che essere»!!!
Circa due anni fa, avendo una quinta classe e credendo che, per continuità, l’anno seguente avrei incominciato con la prima classe, pensai bene di conoscere e farmi conoscere dai bambini in uscita dalla scuola dell’Infanzia e probabili miei alunni della futura prima.
Dedicai circa un’ora la settimana, da Aprile a Maggio, ad un “volontario” progetto continuità.
Trascorrevo questa ora piacevolmente con i bambini di cinque anni, proponendo attività ludiche che favorissero la mia osservazione in rapporto al relazionale, all’emotivo e cognitivo sviluppato, e che permettessero loro di entrare in sintonia con una maestra della Primaria.
Questa esperienza fu utilissima ancor più per me, che per loro, permise, infatti, di riappropriarmi dei tempi, dei ritmi, dei linguaggi verbali e non, di piccoli di quella fascia di età evolutiva con peculiarità diverse dai ragazzini di quinta primaria.
Bene, tra le altre attività, seduti in cerchio avviai due chiacchiere.
Mi incuriosiva cosa pensassero della Scuola Primaria. Dovetti stimolare e scherzare un po’ prima di avere risposte meno scontate. Emersero timori e ansie. I bambini entravano nella scuola primaria convinti di dover dimostrare di sapere. Avrebbero dovuto dimostrare alle insegnanti e ai genitori di saper leggere e scrivere e questo li spaventava, temevano di non essere all’altezza delle aspettative degli adulti!
In una terza, poi, :« Perché dovete leggere e scrivere?»……«Per andare bene a scuola!»; «Per avere bei voti ed essere promossi»
«Cosa serve scrivere?»…«Per imparare tante cose»; «Perché dovete imparare a scrivere correttamente in italiano?»............«Per prendere buoni voti ed essere promossi!» ; «Così la maestra non si arrabbia»………«Mamma è contenta!»....«Per capire tante cose ed impararle!»
Ecco, I bambini entrano nella scuola per dimostrare e compiacere noi adulti e noi insegnanti rafforziamo, con il nostro modo di accoglierli e di insegnare, che questo «devono» a noi adulti:”dimostrare quello che noi vogliamo che essi siano”.
Dalle mie parti gli insegnati lavorano ancora nel modo che è più congeniale a se stessi e non a ciò che dovrebbero stimolare negli allievi: analisi, creatività e pratica.
Il bambino dovrebbe essere messo nelle condizioni di scoprire le proprie potenzialità e peculiarità., punti di forza e punti di debolezza ed imparare a compensare questi ultimi senza temerli, vergognarsene, nasconderli!
Dalle mie parti l’errore è ancora rosso come la vergogna!
Il bambino dovrebbe essere guidato a conoscersi, a scoprire attitudini, a sperimentare e sperimentarsi concedendosi di sbagliare per scoprire l’errore, penetrarlo, conoscerlo, analizzarlo, circoscriverlo per divenire via via sempre più consapevole che lo stesso errore è poco probabile che lo si ripeterà, ma che non per questo ci si aspetta da lui l’infallibilità, che non ne farà di altri di altro genere!.
Bisognerebbe insegnare che gli errori se ne fanno e non si è “sbagliati” se se ne fanno, ma possono essere corretti se si vuole.!
Dalle mie parti, salvo piccolissime eccezioni,esiste ancora la scuola della frontalità. Schierati, o in cerchio, in gruppi di quattro, in coppia, ricevono, non sperimentano. Quando fanno, è per dover dimostrare di aver capito e se sbagliano è perché hanno seguito poco e male, si sono distratti, pensavano ad altro……
Dalle mie parti per essere valutato positivamente un bambino deve dimostrare di:
essere ubbidiente; essere buono e tranquillo; di non parlare il dialetto neanche a casa e quindi di parlare scorrevolmente l’italiano e perciò di conoscere il significato dei vocaboli più utilizzati e tutti i contrari e se ciò non fosse è perché non ci mette sufficientemente attenzione; sapere le tabelline a memoria; non fare errori ortografici ne’ grammaticali; leggere velocemente.
Dalle mie parti, salvo per pochissimi insegnanti, si riempiono ancora le testoline come sacchetti di patate. I bambini dimostrano a breve di sapere, ma a quale prezzo in rapporto alla serenità individuale?
L’insofferenza nel banco, la distrazione, errori di scrittura, difficoltà di calcolo,....... sono modi che il bambino usa per dimostrare altro di ciò che a noi insegnati fa comodo che sia. Non si leggono i segnali, non si ascoltano le richieste, ma direttamente o indirettamente, dalle parti mie parti, gli si dice ciò che ci si aspetta che lui/lei debba dimostrare! Quello che si vuole che lui/lei sia!
Se i bambini dimostrano bisogni non OMOLOGATI, vengono valutati come SBAGLIATI!

venerdì 24 giugno 2011

MAESTRA LAURA: PARLO ANCORA DI "NON SANA COMPETIZIONE"

MAESTRA LAURA: PARLO ANCORA DI "NON SANA COMPETIZIONE"

PARLO ANCORA DI "NON SANA COMPETIZIONE"

LA COMPETIZIONE

La competizione nella scuola , secondo me, è deleteria. La competizione tra docenti genera comportamenti competitivi tra alunni. La competizione genera invidia, gelosia, frustrazione, depressione, rinuncia, collera.
COMPETIZIONE TRA DOCENTI
Purtroppo nella scuola dove opero, in ogni plesso, c’è competizione tra colleghi. Molti di essi si impegnano per dimostrare agli altri di essere i più bravi, di essere i migliori, perché si sentono i migliori in assoluto, i super – teacher .
Gli insegnanti competitivi li si riconoscono da subito, assumono comportamenti di dominio, vogliono fare tutto loro, sono sempre in guerra, non si mettono mai in discussione, non si pongono mai in autocritica, né si fermano per riflettere e ricercare responsabilità rispetto ad azioni. Non ammettono mai i propri punti di debolezza, non riconosceranno mai punti di forza di altri.
«Loro già hanno fatto e sperimentato tutto, se non proprio nell’anno in corso, negli anni passati. Nulla è nuovo o da approfondire per loro!!!»
Di contro, altri, si sentono eternamente inferiori, tacciono, assecondano, o lamentano vittimismo.
Gli uni e gli altri mostrano sempre, scolpita nelle posture, nella mimica facciale, grande, infinita infelicità. Sorridono poco, sono sempre stanchi e affaticati, lamentano o parlano spesso di malattie, criticano modi di fare di altri…..
Il docente competitivo, si vergogna di ammettere di non sapere, nasconde i propri errori, ma trova sempre il modo di far emergere, di mettere in evidenza, errori altrui e spesso propaganda negativamente modi di essere o di fare di quei soggetti da loro invidiati.
I competitivi trovano escamotage per raggiungere quanto si prefiggono di fare per dimostrare, perdendo di vista il senso e il significato della propria professione.
Un docente che è portato a competere sempre e a tutto campo, “usa” i propri alunni come “mezzo” per dimostrare se stesso. Non si ferma davanti a nulla pur di dimostrare la sua onniscienza, la sua onnipotenza. Nulla lo blocca o lo fa desistere: gli alunni devono sapere, devono fare ciò che lui/lei dice e vuole, tutto il resto non conta!!!
Il bambino/a deve dare i risultati che lui/lei si è prefisso, al di là delle peculiarità degli allievi affinché tutti debbano dire che «è il migliore, se non fosse per lui/lei nulla sarebbe!!!!»
“L’apparire” è al di sopra di ogni cosa, “l’essere” diviene secondario.
Ogni alunno deve dimostrare quanto sa e deve avere la consapevolezza che, senza lui/lei come insegnante, non “sarebbe”nessuno. « È», non perché vale, «è» perché è stato lui/lei che ha permesso che fosse……
I docenti eternamente in competizione, devono vincere a tutti i costi, perciò, per ogni fallimento, per ogni errore, cercano e trovano il “capro espiatorio”. La “colpa”, perché per loro di “colpa” si tratta, è sempre dell’altro, di qualcosa che è al di fuori di loro.
Di fronte ad un bambino che commette errori, si responsabilizza la famiglia, il modo di vivere e di parlare, il poco impegno, la distrazione, la pigrizia, l’essere superficiale, svogliato del bambino.
Il docente competitivo, coltiva nel bambino l’idea che chi non fa come l’insegnate dice di fare è “ diverso”, “incapace”, “inetto”, “un perdente”, “un essere meritevole di derisione”!
COMPETIZONE NEI BAMBINI
Gli allievi crescono respirando competitività, c’è la gara a chi è il “migliore”, non c’è posto per secondi o terzi; o primi o……. non basta mai…….!
Troppo spesso i docenti competitivi trovano nei genitori grandi alleati.
Per un papà o una mamma, è molto meglio assecondare un insegnate e dare in testa al proprio figlio colpevolizzandolo degli insuccessi, che ricercare le cause vere, facendosi aiutare, se è opportuno, da figure professionali idonee, che aiutino a risalire, inquadrare e circoscrivere le difficoltà del proprio figliolo.
Questi genitori, purtroppo, sono anche essi prodotti di questa società dell’apparire più che dell’essere, del continuo dimostrare più che del sapere ed acquisire consapevolezze!! Dell’essere al di sopra di tutti piuttosto convivere civilmente con tutti.
Nelle classi allora, c’è chi pur di scavalcare le postazioni e di non far trasparire proprie difficoltà, escogita modi e maniere disoneste, agisce da furbetto/a, mette in atto strategie tali da calpestare chiunque si frapponga tra lui/lei e il “podio”, investendo le proprie energie in modo errato .

C’è chi, poi, dopo vari tentativi non riesce a posizionarsi in vetta o vede la vetta troppo fuori dalla sua portata, pian piano incomincia a percepire solo i propri punti deboli e si convince di essere “sbagliato”, si sente “cattivo” e mette in atto atteggiamenti autolesionisti di sfida, di provocazione, atteggiamenti aggressivi, oppositivi sia con le insegnati, in particolar modo con quelle che vorrebbero aiutarlo/a, contento/a solo se riesce nella rottura del rimprovero e della punizione; sia con i compagni arrivando a zuffe nelle quali spesso è lei/lui ad avere la peggio…….cosi raggiunge, inconsapevolmente quello che si merita!!!!!. Vi è chi si chiude dietro silenzi, sorrisi stereotipati, pianti!!!!!. Chi viene preso da malattie, malori vari, crisi di panico.
Anche per chi è riuscito a conquistarsi il podio, non è vita facile. Non gli sono concessi debolezze né errori. Deve essere sempre all’altezza della situazione. Deve difendere il primo posto con le unghie e con i denti. Non collaborare, non aiutare, non far copiare, ma al di sopra di tutto non ammettere mai con nessuno se si incontrano difficoltà!!!!!!!!!
Lui/lei è il vanto dell’insegnante competitiva. Lui / lei è la dimostrazione del suo valore di docente.


giovedì 23 giugno 2011

LA DONNINA CHE CONTAVA GLI STARNUTI (G. RODARI)

La donnina che contava gli starnuti

A Gavirate, una volta, c'era una donnina che passava le giornate a contare gli starnuti della gente, poi riferiva alle amiche i risultati dei suoi calcoli e tutte insieme ci facevano sopra grandi chiacchiere.
- Il farmacista ne ha fatti sette, - raccontava la donnina.
- Possibile!
- Giuro, mi cascasse il naso se non dico la verità, li ha fatti cinque minuti prima di mezzogiorno.
Chiacchieravano, chiacchieravano e in conclusione dicevano che il farmacista metteva l'acqua nell' olio di ricino.
- Il parroco ne ha fatti quattordici, - raccontava la donnina, rossa per l'emozione. - Non ti sarai sbagliata?
- Mi cascasse il naso se ne ha fatto uno di meno.
- Ma dove andremo a finire! Chiacchieravano, chiacchieravano e in conclusione dicevano che il parroco metteva troppo olio nell'insalata.
Una volta la donnina e le sue amiche si misero tutte insieme, ed erano più di sette, sotto le finestre del signor Delio a spiare. Ma il signor Delio non starnutiva per nulla, perché non fiutava tabacco e non aveva il raffreddore.
- Neanche uno starnuto, - disse la donnina. - Qui gatta ci cova ..
- Sicuro, - dissero le sue amiche.
Il signor Delio le senti, mise una bella manciata di pepe nello spruzzatore del moschicida e senza farsi scorgere lo soffiò addosso a quelle pettegole, che se ne stavano rimpiattate sotto il davanzale.
- Etcì! - fece la donnina.
- Etcì! Etcì! - fecero le sue amiche. E giù tutte insieme a fare uno starnuto dopo l'altro.
- Ne ho fatti di più io, - disse la donnina.
- Di più noi, - dissero le sue amiche. Si presero per i capelli, se le diedero per diritto e per traverso, si strapparono i vestiti e persero un dente ciascuna.
Dopo quella volta la donnina non parlò più con le sue amiche, comprò un libretto e una matita e andava in giro tutta sola soletta, e per ogni starnuto che sentiva faceva una crocetta.
Quando mori trovarono quel libretto pieno di croci e dicevano: - Guardate, deve aver segnato tutte le sue buone azioni. Ma quante ne ha fatte! Se non va in Paradiso lei non ci va proprio nessuno.http://www.scribd.com/doc/31335350/Gianni-Rodari-Favole-al-telefono#

Può esistere COMPETIZIONE nella scuola, "Primaria" per giunta?

COMPETIZIONE (com.pe.ti.zió. ne) s.f. (pl. -i) 1. Confronto per raggiungere uno scopo o per stabilire una superiorità; 2. Incontro sportivo.



Parlare di competizione , di sana competizione in una classe di scuola e per lo più in una scuola Primaria , secondo me è qualcosa di estremamente negativo. Lì dove c’è competizione , sana o non sana , c’è antagonismo, c’è chi vince e chi perde; c’è chi prevarica e chi è succube, c’è chi si sente superiore (vincitore) e chi si sente inferiore (perdente).
Altro è attivare giochi di squadra, gare con regole ben stabilite…eppure in quel caso la regia dell’insegnante deve mirare ad equilibrare le situazioni, mediare tra i vinti e i vincitori. Lavorare in modo da comunicare, direttamente o indirettamente, la transitorietà del fatto, la circoscrizione dell’evento.
Io aborro anche le gare dei verbi, quelle delle tabelline, come strumenti per invogliare a memorizzare!
Ci sono, e viva Dio, ne stiamo divenendo sempre più consapevoli, “persone” e “persone” , capacità di memorizzazione diverse, bambini che non riescono a memorizzare con facilità, altri che soffrono crisi da prestazione; bambini che memorizzano e poi dimenticano. Il cervello umano ha svariate sfaccettature!!!!
Ma poi, siamo proprio sicuri che imparando le tabelline forzatamente a memoria, le prestazioni logico-matematiche aumentino?
Io conosco bambini che pur sapendo a “tiritera” ognuna delle tre coniugazioni verbali in italiano, quando scrivono o parlano utilizzano male: Modo e Tempo dei verbi!!!
Io credo nel lavoro di gruppo, nella sinergie cooperativa. Nel mettersi in discussione ascoltando e muovendo critiche volte al miglioramento di ognuno e del gruppo classe e non solo, del gruppo plesso, e non solo, del gruppo Istituto, e non solo, del gruppo socio - culturale di dove opero, e non solo…….

Le prove Invalsi, stanno divenendo, almeno nella scuola dove opero , un terribile strumento competitivo tra classi, tra docenti. Strumento pericolosissimo per la salute mentale dei bambini di cui siamo responsabili.
Che se non guidati saggiamente e responsabilmente facilmente possono divenire oggetti-soggetti d’ invidia, di protagonismo, di comportamenti ipocriti, di comportamenti disonesti che sono l’avamposto dei disagi dilaganti la nostra società!

Attraverso questi test le insegnanti si mettono in competizione ed innescano competizioni tra alunni, mettendo a confronto risultati, media, valori minimi e quelli massimi.
I bambini di 5° e di 2° di alcune classi hanno vissuto una prima parte dell’anno scolastico sotto stress Invalsi!
C’è stato un ammaestramento in rapporto a questa tipologia di test, i bambini sono stati pompati, e si è usato la sana competizione…..”noi dobbiamo essere i migliori, superare quella classe o quell’altra”.
Ma se poi durante le esercitazioni qualche bambino non rendeva, bene era “Patologicamente pazzo o malato” così si è rivolta un’insegnate ad un suo allievo che aveva sbagliato delle preprove Invalsi, e giocando aveva litigato con una compagna!!! ( Chi è secondo me la patologicamente malata,? Pronta ad acutizzare le già esistenti separazioni, invidie, fazioni dei bambini della sua classe?)

Ma i risultati possono essere paragonati? Possono essere usate le prove Invalsi come spunto di paragone tra classi tra docenti?
La comparazione tra classi può avvenire confrontando solo i risultati delle prove o dovrebbe avvenire in base ad analisi di partenza e di arrivo, in base alla provenienza socio culturale di ogni alunno?

E’ più facile dopo 5 anni di permanenza in una scuola primaria che risponda correttamente ai test di comprensione del testo, un bambino che, nel contesto familiare ha genitori acculturati, parla l’italiano, viaggia. Maggiori difficoltà le trova certamente un bambino che vive in campagna, isolato, parla correntemente il dialetto e il livello culturale familiare è medio - basso

Una classe dove la maggioranza dei bambini hanno alle spalle famiglie il cui livello culturale è medio basso, ed usano correntemente il dialetto, ma raggiunge una media più o meno , più più che meno, simile ad una classe dove la maggioranza dei bambini utilizza correntemente l’italiano, ha prevalentemente genitori che ci tengono alla cultura, è meritevole di lode.

Le prove Invalsi possono essere utilizzate come strumenti di riflessione da parte di ognuna di noi docenti, come riflessione circa i punti positivi del proprio percorso di apprendimento didattico e dei punti deboli del proprio operato. L’analisi delle percentuali di risposte corrette o sbagliate e della tipologia di quelle sbagliate da tutta la classe o la presenza di domande errate dalla maggior parte dei bambini possono essere validissimi spunti di confronto e miglioramento dell’operato dei docenti!

Alcune mie colleghe, purtroppo, si pongono più come donnicciole, che professioniste dell'apprendimento…mi sembra di vedere in alcune di loro la “Donnina che contava gli starnuti” di Gianni Rodari

mercoledì 22 giugno 2011

MADRE TERESA

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.

Però ciò che é importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito e` la colla di qualsiasi tela di ragno.

Dietro ogni linea di arrivo c`e` una linea di partenza.
Dietro ogni successo c`e` un`altra delusione.

Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca cio` che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.

Non lasciare che si arruginisca il ferro che c`e` in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.

Quando a causa degli anni
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Pero` non trattenerti mai!
(Madre Teresa di Calcutta)

Condivisione .......riflessioni!!

Il bambino sceglie di comportarsi in modo non idoneo? o inconsapevolmente comunica qualcosa di profondo, di doloroso, di frustrante?
V. è una bambina che spesso provoca, indispettisce, cerca la lite con un compagno o una compagna e ne esce lei più picchiata, più graffiata. Mi provoca assumendo comportamenti indisponenti, talvolta di sfida...
Per un periodo è riuscita a farmi perdere la pazienza, ho accettato la sua provocazione rimproverandola, togliendole anche il mio sguardo, la mia attenzione per la durata della mia lezione. Non me ne facevo una ragione dei suoi comportamenti.
Sapevo che aveva grosse difficoltà nei calcoli in matematica e che la collega la pressava, costringendola a imparare le tabelline anche durante la mensa.
L'anno precedente, ero entara per la prima volta in quella classe, la 4° primaria, avevo insegnato io la matematica e avevo comunicato che secondo me, in seguito alle mie osservazioni, c'erano alcuni bambini che manifestavano difficoltà , che sarebbe stato opportuno approfondire,"""""Le osservazioni, le verifiche effettuate fino ad oggi, hanno fatto emergere difficoltà di apprendimento dei processi esecutivi in rapporto ai NUMERI, OPERAZIONI con prestito e riporto, MOLTIPLICAZIONI e DIVISIONI da parte di tre bambine che frequentano la 4° classe primaria di ().
Pur avendo attivato, negli anni precedenti dalle insegnanti che si sono succedute, attività di rinforzo e consolidamento , sempre però nel contesto curriculare o con esercitazioni a casa, le difficoltà persistono. Esse sono eterogenee da alunna ad alunna.""""""""
La collega, con più voce in capitolo perché da più anni nella classe si era opposta adducendo a svogliatezza, a pigrizia e tacitamente alla mia incompetenza, l'insufficiente rendimento. Ecco, quest' anno, era lei che oltre all'Italiano faceva Matematica, ecco poteva dimostrare la mia incapacità, giù quindi con pressioni di ogni genere!!!!
E V. quando è nelle mie ore, si rifiuta di cacciare i libri, dice di averli dimenticati a casa....vuole lo scontro!!!!
Penso e gliel'ho rimandato, che lei si sente una bambina cattiva, tanto cattiva che vuole punirsi a tal punto che attraverso lo scontro ha quello che si merita....botte dai compagni e sgridate da una persona che sa che le vuole bene, ma non si sente di meritarlo quel bene!!!!
Rimettendo oggi, il mio materiale scolastico in ordine, visto che l'anno scolastico è finito, ho trovato un suo biglietto dentro una mia cartella....Maestra hai ragione io cerco il bisticcio, lo faccio anche con mamma...
Noi insegnanti, noi che dovremmo essere professionisti dell'infanzia, ascoltiamo al di la delle parole, ciò che i nostri allievi ci dicono?
"DIO MI LIBERI DALLA SAGGEZZA CHE NON PIANGE, DALLA FILOSOFIA CHE NON RIDE, DALL'ORGOGLIO CHE NON S'INCHINA DAVANTI A UN BAMBINO (Kahlil Gibran)"
Rivoluzione
Ho visto una formica,
in un giorno freddo e triste,
donare alla cicala
metà delle sue provviste.

martedì 6 aprile 2010

SOGNI E SOGNI

06-04-2010 martedì

Ci sono sogni e sogni, bambina mia.
I sogni in cui si è protagonista, ( soggetto ) e sogni in cui si è ( complemento ), comprotagonista.
Questi ultimi talvolta, anche se di rado, si avverano, ma se andiamo a guardare dentro, poca è la gratificazione; i primi, forse, non si avvereranno nel corso della vita, ma la colorano, ne danno impostazione, la riempiono di senso.
I sogni che hanno maggiore possibilità di realizzarsi, sono quelli che esistono a monte, che come ho detto, chi li fa ne è il protagonista, ne è il soggetto e tutto il resto, luoghi, persone, fatti, sono i complementi della proposizione “UTOPIA.”
La denominazione UTOPIA, viene data da chi non ne fa parte, non ne condivide le emozioni, e forse non riesce a vedere il carico di energie che il soggetto dovrebbe spendere nel percorso di realizzazione.
Questi sogni sono progetti di vita, talvolta, però, dal piano prioritario, per situazioni impreviste, per scelte personali,dal piano prioritario dico, retrocedono e semmai vanno a finire in un “cassetto”. Dipende, poi, dal soggetto della proposizione UTOPIA, lasciarli lì o cacciarli, rispolverarli e restaurarli per farli rivivere!!!
Sono questi i sogni in cui , ripeto, il protagonista, il soggetto dell’azione è colui che li sogna, è colui che li ha prodotti.
Tutto dipende, quindi, dal protagonista se darà loro spessore reale, se li trasformerà, mattone su mattone, spendendo energie ed energie, in concretezze, o quanto meno guardandosi allo specchio potrà dirsi “non ho rimpianti, ce l’ho messa tutta”!!!!!
I sogni poi, in cui i soggetti della frase UTOPIA sono altri e, chi costruisce il sogno è il complemento, lasciano il tempo che trovano.
Esistono in funzione di coincidenze, casi fortuiti. Prendono forma a valle del percorso di vita, forse chi sa, sono essi stessi che, talvolta, fanno andare nel “ cassetto dimenticatoio “ i sogni che erano a monte.
Più o meno come succede quando il Cuculo depone le uova in nidi altrui. Il pulcino spinge fuori le uova preesistenti per prenderne il posto assoluto e accentrare su se stesso le energie alimentari dei proprietari di quel nido.
Questi, prendono forma per supposizioni, subentrano per casualità, per coincidenze. Si nutrono di “se”, “ forse”, “mi sembra”.
Le energie, del “complemento” che li costruisce, sono protese a caricare di SUE, solo di SUE aspettative, fatti e/o persone!
Le azioni vere, concrete, affinché l’utopia possa avere una benché minima possibilità di realizzarsi, non sono solo di chi ha costruito il sogno , ma devono essere fatte da altri.
Sono questi sogni / utopie, pericolosi.
Il complemento che li costruisce, investe energie che vengono, semmai, stornate da altro, per costruire fantasticherie fantasiose tali che, se si sgretolano, lasciano delusione, spossatezza, tanto amaro in bocca, rendendo difficile la ripresa del quotidiano con i suoi limiti, le sue frustrazioni, le sue difficoltà. Sminuendo le gratificazioni che appartengono all’azione concreta del “complemento”che come soggetto vive il suo percorso di vita reale.
Questo ti dico amore mio: i sogni li hai, quali che siano, sono i tuoi e solo tu puoi realizzarli, affiancata sì, ma devono essere tue le azioni, le energie.
Non permettere che i tuoi sogni a monte vengano usurpati e fatti scivolare nel cassetto da quelli che, volta per volta, si presentano a valle.
Questi ultimi sono sogni fallaci, caricati di ricordi , emozioni e forse di sogni non tuoi.
Non costruire sui SE, sui FORSE.
Utilizza le opportunità che ti si presentano per raggiungere i tuoi sogni, non caricarle di altro, sono opportunità, strumenti di vita. Credi fino infondo in quello che fai e fallo con emozione e passione, ma non perdere mai di vista, il tuo obiettivo a lungo termine…il TUO SOGNO A MONTE, sarà quello che dà, e darà, il giusto sapore alla tua, solo tua, vita….
Sarai, soggetto, serenamente affiancato dai complementi, diretti o indiretti, della tua frase di esistenza!!!!!!

domenica 7 febbraio 2010

LA PAURA FA NOVANTA, ANCHE A SCUOLA!

Marika, bambina di quasi 9 anni, classe 4°.
E’ una bambina che non parlava mai se le si poneva un quesito.
Anche quando le chiedevo se aveva capito una spiegazione, mi fissava e taceva
E una straniera? No, è una bambina italiana, frequentava una scuola primaria dell’entroterra meridionale, territorio sannitico
L’insegnante di italiano, che la conosceva fin dalla prima, mi rimandava continuamente che non aveva logica, che un suo fondamentale problema era il dialetto!
Certo, la conoscenza di una lingua diversa, quale io definisco rispettosamente i dialetti, può essere una difficoltà nella comprensione di testi, di parole……. ma perché non parlava e mi fissava.!
Si stava lavorando sulla geometria, sulle figure poligonali e non.
Data una scheda di verifica vedo Marika fissare il foglio.
Le chiedo cosa non ha capito…mi fissa…prendo del materiale strutturato e le dico di prendermi una figura poligonale …la prende…le chiedo una figura non poligonale…la prende…..le chiedo di raggrupparmi le poligonali da un lato e le non poligonali dall’altro ,…lo fa correttamente….. Mi fermo a riflettere….rileggo insieme a lei il testo e la consegna.
In sintesi, i bambini dovevano colorare solo dei pulsanti di una macchina spaziale,di blu quelli poligonali, di rosso quelli non poligonali.
In prima istanza, allora, pensai che avesse difficoltà a distinguere i colori, ma poi chiesi:” Marika, sai cosa sono i pulsanti?,” mi fissa, si guarda intorno, mi rifissa, e solo dopo un mio ulteriore incoraggiamento, dopo che rimandai un rimprovero ad alcuni bambini che stavano per ridere, la testa di Marika segnala un NO.
Sottolineai, in quel contesto, che è normale non conoscere il significato di tutte le parole., che una parola può sembrare semplicemente e scontatamente comprensibile per uno e incomprensibile per un altro e non bisogna vergognarsi di non sapere, basta chiedere, o potendolo fare, utilizzare uno strumento quale il vocabolario…….Spiegato il significato del vocabolo, Marika riuscì a portare a termine il compito.
Ha, quindi, difficoltà perché non comprende il significato di parole in italiano?.
Pian piano , osservando, vivendo in quella classe, ho verificato sempre più che la difficoltà aveva origine nell’ insegnante che, attraverso la paura dell’errore, aveva favorito lo sviluppo di una gran confusione tra italiano e dialetto, tanto che la bambina, nell’utilizzare un vocabolo che si dice nello stesso modo sia in italiano che nel suo dialetto, aveva paura di dirlo perché temeva di sbagliare. Aveva una grande vergogna della sua lingua di origine, il dialetto, del suo paese che se pur italiano le aveva insegnato il dialetto. Aveva paura di chiedere spiegazioni, di ammettere le sue difficoltà, perché si sentiva derisa. Infatti, realmente gli alunni avevano l’abitudine di deridere chi non sapeva, e osservando sempre meglio e in modo più puntuale, mi accorsi che si erano sviluppati vari modi di agire alla paura dell’errore e alla vergogna di essere derisi.
Ognuno, poi, si vendicava della derisione, deridendo.
Perché?
Direttamente o indirettamente, verbalmente o con canali non verbali, la stessa docente derideva chi sbagliava.
Marika, aveva sviluppato una tale paura di sbagliare, che evitava di parlare o di chiedere spiegazioni quando non capiva.
Insegnare giocando sulla vergogna, sulla competizione è terribilmente deleterio.
Insegnare l’italiano, ad esempio, facendo vergognare di parlare la propria lingua di origine che può essere anche il dialetto, può far correre il rischio di trasmettere valori negativi come la vergogna delle proprie origini, della propria famiglia.
Far vivere il dialetto come una lingua “sbagliata” e l’italiano come la lingua “giusta”, è trasmettere in modo anche indiretto, poco rispetto per le proprie radici, si rischia di determinare la caduta anche di altri valori che la famiglia, il proprio territorio, rimanda.
Insegnare vuol dire avere rispetto di tutto il mondo dei nostri bambini e di ognuno dei nostri bambini.
Insegnare vuol dire:
agire sempre e soltanto con profonda responsabilità, riflettendo cento volte su ciò che si rimanda con le parole, con la mimica, con i gesti;
promuovere negli allievi fiducia nei miei riguardi come docente e non timore;
favorire in ogni modo, fiducia, solidarietà e stima tra il gruppo di coetanei;
rimandare rispetto verso le radici di ogni singolo bambino, partendo dal nucleo familiare.
Il rispetto, la fiducia, la responsabilità, la solidarietà sono valori che vanno a braccetto ed il collante è l’onestà profonda, vera che risiede nel profondo di ognuno di noi e con la quale, troppo spesso, evitiamo di fare i conti, perché di fronte a quella onestà, siamo nudi da ogni velo di alibi.
E’ quella onestà che fa da cartina di tornasole, ci rivela se quei valori li rispettiamo veramente!
Quei valori non li si insegna, li si pratica, e il corpo insegnante lo fa?
Non sono le chiacchiere, le regole scritte, letture ripetitive, memorizzazioni di verbi, acquisizioni meccaniche di regole, memorizzazioni, verbalizzazioni “palettate”…..
Il primo fondamento dell’apprendimento scolastico è,secondo me, la fiducia verso l’insegnante.
Non che l’alunno debba dogmaticamente credere a tutto ciò che l’insegnante dice, ma è l’insegnante che deve costruire un rapporto di fiducia. L’alunno deve imparare a fidarsi dell’insegnante alla quale si può dire tutto e dalla quale non riceve giudizio, ma comprensione, affiancamento, guida alla consapevolezza, e rispetto incondizionato.

venerdì 11 dicembre 2009

.... TRA SCUOLA E FAMIGLIA....(2008)

È VERO CHE I BAMBINI DI OGGI SONO CAMBIATI???????
«AH! COME SONO PEGGIORATI NEI COMPORTAMENTI!!………NIENTE RISPETTO PER GLI ADULTI!!!……….DEMOTIVATI!!!……PIGRI!!!………INDOLENTI!!!…..
AGITATI!!!…........ESAGITATI!!!!…..INSODDISFATTI!!!!…….»
AH!LA FAMIGLIA….. AH!LA SCUOLA………. AH!LA TV……..

MA, MI CHIEDO, NOI ADULTI, TUTTI INSIEME DOVE STIAMO.?!

POVERI NOI, VITTIME DI QUESTI BAMBINI CHE CI FANNO: IRRITARE, IMPAZZIRE, DISSANGUARE ECONOMICAMENTE PERCHÉ LORO VOGLIONO, VOGLIONO, VOGLIONO…….

«LA SCUOLA NON FA NIENTE!»….«LA FAMIGLIA NON COLLABORA»…MA…«È INVADENTE»……E LA TV? …«È ONNIPRESENTE»……SOLA SI ACCENDE E SI SPEGNE, IMPRIGIONANDO LA MENTE!!!!!

EHI!!...DICO A VOI, ..SI!, A VOI GRANDI!,
MA IL CAMBIAMENTO DELLE NUOVE GENERAZIONI È DETERMINATO DA FATTORI GENETICI, DA MUTAZIONI CELLULARI…?...NOI ADULTI SIAMO VITTIME DEI NOSTRI FIGLI E DEI NOSTRI ALUNNI O, FORSE, IL LORO MODO DI ESSERE È DOVUTO AL FATTO CHE NOI S I A M O ?
E LA NOSTRA FORMAZIONE DA DOVE È SCATURITA?
FORSE, DA UNA FAMIGLIA DISORIENTATA IN RAPPORTO AI CAMBIAMENTI SOCIO-ECONOMICI, RELAZIONALI, ETICI INIZIATI DAL DOPO GUERRA ……DA UNA SCUOLA IN CONTINUA METAMORFOSI DI FUNZIONI E COMPETENZE.
I SUOI RUOLI SI SONO TRASFORMATI, EVOLUTI, AMPLIATI, COSì COME LE SCOPERTE SCIENTIFICHE NEL CAMPO DIDATTICO-PEDAGOGICO, MA LA MAGGIOR PARTE DEI DOCENTI SE NE È ACCORTA???
SPECE QUELLI CHE SONO COORDINATI DA DIRIGENTI CHE SI SENTONO ANCORA FORTEMENTE E ORGOGLIOSAMENTE “PRESIDI” (IN UN ISTITUTO COMPRENSIVO) SE NE SONO ACCORTI?
GLI ANCOR “PRESIDI” DI I.C. FORSE SI SONO ADDORMENTATI SU TEORIE PSICO PEDAGOGICHE E REALTÁ SCOLASTICHE FONDATE SU DISCONTINUITÁ FORMATIVA E FORTEMENTE SELETTIVA? SU “SCUOLA MEDIA” E “SCUOLA ELEMENTARE”, E “ASILO” ASSISTENZIALE?
EHI, PROFESSIONISTI DELL’EDUCAZIONE, LA SCUOLA SI È EVOLUTA, LE TEORIE SULL’EDUCAZIONE E L’APPRENDIMENTO SI SONO ARRICCHITE DI ESPERIENZE E SPERIMENTAZIONI ANCHE IN RAPPORTO ALLE DIMENSIONI, RESPONSABILITA, AZIONI E FINALITA’ DELL’ISTITUZIONI SCOLASTICHE.
MA CHI OPERA ALL’INTERNO SE NE È ACCORTO?
LA SCUOLA MEDIA, ELEMENTARE E’ DIVENUTA ISTITUTO COMPRENSIVO, ARRICCHENDOSI DELLA SCUOLA MATERNA.
IL CAMBIAMENTO DELLA NOMENCLATURA IN “SCUOLA DELL’INFANZIA”, “SCUOLA DEL PRIMO CICLO : PRIMARIA E SECONDARIA DI PRIMO GRADO” NON È SEMPLICEMENTE EPISTEMOLOGICO, MA, GLI “ANCORA PRESIDI” NON SI SONO ACCORTI, CHE È SOSTANZIALE.
MENTRE LA SOCIETÁ VA VERSO UNA ESIGENZA DI DETERMINAZIONE DI RUOLI, RESPONSABILITA’, AZIONI, MANSIONI E CHIAREZZA DI OBIETTIVI, CI SONO SCUOLE DOVE ESISTE UN CAOS ASSOLUTO, DOVE, APPUNTO, I DIRIGENTI SI COMPORTANO DA PRESIDI E CHIAMANO “RAGAZZI” I BAMBINI DI 6 ANNI, E CHE, TROPPO PRESI DAL PESO DELLE PROPRIE RESPONSABILITÁ, SI AMMALANO NEI MOMENTI DELICATI, DECISIONALI DELLA PROPRIA SCUOLA.
DIRETTORI AMMINISTRATIVI, CHE SI SENTONO CARICATI DI RESPONSABILITÁ DIRIGENZIALE, MA CHE, NON AVENDO L’OPPORTUNA PREPARAZIONE PSICO PEDAGOGICA E DIDATTICA, FANNO DELLA SCUOLA SOLO SPECULAZIONE ECONOMICA, POCO TRASPARENTE E MOLTO PROFICUA PER LE TASCHE DI POCHI ELETTI CHE COPRONO E SI COPRONO A VICENDA IN PICCOLE ILLEGALITÁ, COME: L’UTILIZZARE IL PROPRIO ORARIO DI LAVORO IN MANIERA FLESSIBILE O DEDICANDOSI AD ATTIVITÁ DICHIARATE AGGIUNTIVE DURANTE IL TEMPO SCUOLA, VENENDO,COSI’, MENO ALLA LORO FUNZIONE DIDATTICO-EDUCATIVA. TALI DIRETTORI, PRESIDI, PROFESSORI, FUNZIONI OBIETTIVO, MAESTRI E PERCHÉ NO, COLLABORATORI E TUTTI COLORO CHE SPALLEGGIANO, GIUSTIFICANO, POVERINI, DIMENTICANO CHE L’OBIETTIVO DELLA SCUOLA È “GARANTIRE L’EDUCAZIONE E L’ISTRUZIONE DELLE GENERAZIONI IN UN OTTICA DI RISPETTO E TUTELA VERSO GLI UTENTI CHE DIVERRANNO CITTADINI DEL FUTURO!”
GLI ISTITUTI COMPRENSIVI RAGGRUPPANO IN SÉ I TRE SEGMENTI FONDANTI LO SVILUPPO DEGLI UOMINI FUTURI.
ESSI POSSONO ARRICCHIRE O, DI CONTRO, IMPOVERIRE INTERE GENERAZIONI DI PICCOLE REALTÁ TERRITORIALI.
ESSI POSSONO DIVENIRE FORTEMENTE RESPONSABILI DI DILAGANTI FORME DI DISAGI GIOVANILI DI UN TERRITORIO.
ADULTI ASCOLTATE E RIFLETTETE!!!
LE FAMIGLIE DI OGGI SONO FAMIGLIE CHE HANNO BISOGNO DI ESSERE AFFIANCATE NEL LORO COMPITO DI EDUCATORI E NON GIUDICATE DAI PROFESSIONISTI DELL’EDUCAZIONE!!!
NON C’È SCUOLA O ENTE FORMATIVO DOVE SI STUDIA PER DIVENTARE PAPÁ O MAMMA. INVECE C’È TUTTO UN MONDO SCIENTIFICO CHE RICERCA, OPERA INTORNO A DIRIGENTI, MAESTRI, PROFESSORI CHE DEVONO AVERE IL DOVERE DI PERSEGUIRE UNA FORMAZIONE PERMANENTE.
LA GESTIONE DELL’ECONOMIA DI UNA SCUOLA DOVREVBBE ESSERE CONDIVISA DALLA COMUNITÁ IN CUI OPERA E, QUINDI, CI DOVREBBE ESSERE LA PIU’ AMPIA TRASPARENZA E INFORMAZIONE.
LA COMUNITA’ INTERA DOVREBBE INTERVENITE AFFINCHÈ, FONDI DI ISTITUTO, PROGETTI FINANZIATI, VENGANO UTILIZZATI E TENGANO PRESENTI, I REALI BISOGNI DEL PAESE ED, IN PRIMIS, DEI BAMBINI DI QUEL PAESE.
L’ISTITUZIONE SCOLASTICA, INSIEME A QUELLA AMMINISTRATIVA, CON LA PARROCCHIA E LE ALTRE ASSOCIAZIONI, DOVREBBERO FAR FORZA COMUNE PER IMPARARE AD AFFIANCARE LE FAMIGLIE NELL’EDUCAZIONE DEI BAMBINI E, LORO STESSI ASSUMERSI RESPONSABILIÁ DI TUTELA E SVILUPPO PER L’INFANZIA.
LA SCUOLA DOVREBBE ATTIVARSI PER FORMARE PROFESSIONALITA’ AL PROPRIO INTERNO, ABILITATE A RICONOSCERE E SEGNALARE DIFFICOLTA’, DISAGI CHE SI NASCONDONO DIETRO A COMPORTAMENTI CHE, GLI INSEGNANTI, TROPPO SPESSO, ETICHETTANO COME: PIGRIZIA, TIMIDEZZA, SVOGLIATEZZA, LENTEZZA, SCOSTUMATEZZA…..
FINIAMOLA DI CREARE ALIBI PER NASCONDERE LA CARENTE PROFESSIONALITÁ!!!
LE MAMME E I PAPA’ OGGI SONO POCO PRESENTI (PURTROPPO BISOGNA LAVORARE, L’EVOLUZIONE SOCIALE LO IMPONE) E CHI SE NON LA SCUOLA DEVE PORSI DI FIANCO A LORO, AIUTANDOLI A DIVENIRE EDUCATORI RESPONSABILI, NEL RISPETTO DI RUOLI E COMPETENZE, DEI FUTURI CITTADINI?
IL RISPETTO DI OGNI BAMBINO, SIA CHE ABBIA DIFFICOLTÁ DI APPRENDIMENTO, CHE DEFICIT DI QUALSIASI ENTITA’ , CHE SIA “NORMO DOTATO “MA LENTO O IRRUENTE, VUOL DIRE FARE DI TUTTO E DI PIU’ PER GARANTIRE UN AMBIENTE IN CUI SI SENTA PROTETTO E CAPITO.

SIAMO O NON SIAMO NEL PARADOSSALE!!!!!!

Cosa quotidianamente rimandiamo alle nuove generazioni!!!!
Vale più la parola di un BOSS mafioso o quello che dice uno, che BOSS non vuole esserlo più???
Un ricattatore, estorsore, speculatore, parassita della privacy altrui ...è lui che "si vergogna di essere italiano e..non si sente garantito dalla legge italiana" o
SONO IO CHE MI VERGOGNO DI AVERE LUI COME CONNAZIONALE???
Siamo o non siamo nel paradossale!!!!
Chi ha in mano le nostre leggi, i nostri soldi, il futuro socio-culturale, economico dei nostri figli, alunni, nipoti...sguazza tra droghe, prostitute,camorristi, mafiosi, spacciatori,.... si fa vanto di" essere stato scagionato da un BOSS... dalle accuse di un PENTITO."
Stiamo nella follia più pura, e... non ci indigniamo,... aspettiamo....
Questa sera ho sentito ricordare le parole di Kennedy:" non è tanto quello che il tuo paese può fare per te, ma quello che che tu puoi fare per il tuo paese!!!".
Da troppo stiamo andando nel baratro....i nostri giovani scappano per rintanarsi in situazioni alienanti quali le droghe, l'alcol, il rischio, la depressione, l'anoressia, la violenza verso se stessi e/o verso gli altri, l'omologazione......Sembra quasi che non si può fare nulla rispetto gli eventi, gli stimoli e i modelli negativi che ci circondano , che anzi troppo spesso, prima noi adulti condividiamo, assecondiamo.
Io penso che dovremmo fare noi , nel nostro piccolo, nelle nostre realtà familiari, lavorative, i conti con noi stessi...guardarci nel profondo del nostro "essere " e decidere se sposare L'ONESTA', LA RESPONSABILITA', IL RISPETTO,oppure decidere diversamente.
Il rispetto, l'onestà e la responsabilità devono , prima di tutto, essere rivolti verso noi stessi.
La scelta, di sposare questi tre modi di vivere, non può avvenire una volta per tutto.
Quotidianamente, dovremmo autoverificarci. Come?,... chiedendoci i "PERCHE'" delle nostre azioni..il PERCHE' le compiamo, quale ricaduta possono avere nell'immediato, nel futuro.
Forse solo agendo in questa ottica favoriremo nelle generazioni, il senso dell' esistenza,contribuiremo all'acquisizione di strumenti che possano qualificare la vita, dare la giusta dimensione del vivere umano, che è finito!
Ognuno di noi, nel proprio limite di essere mortale, dovrebbe essere felice di contribuire al perpetuarsi delle generazioni future, avvertendo la responsabilità della qualità esistenziale di chi, dopo di noi, resta!
Se " perpetuo poco rispetto, irresponsabilità, disonestà, prima o poi mi si ritorceranno contro, atteggiamenti simili, da altri.... se, non li subisco,direttamente, qulcuno dei posteri, che comunque, ho contribuito a far esistere, può subirli. Quei posteri, che fanno di me, attraverso la loro esistenza, immortale...I conti tornano sempre ,prima o poi.
Ma, mi chiedo, il "grande potente italiano", è una persona che oggi campa bene?
Si sente accusato, chi lo ha amato se ne allontana, è circondato da gente che lo usa, è deriso dall'Europa intera e non se ne accorge...ma noi sì...è cansonato , e di ciò se ne fa grande cruccio,( tanto che giorno e notte cerca il modo di vendicarsi),sta comunque invecchiando nonostante le ristrutturazione, che a differenza dei monumenti che comunque restano lì per tempi lunghisssssimi, lui , comunque prima o poi muore e,certo, soffrirà, molto più di altri, nel distacco, visto che tra intrallazzi vari, pensa sempre, prima di tutto al sè!!!
Riflettiamo allora,....puntiamo a lasciare impronte di qualità ai nostri figli, alunni, nipoti, segni che li facciano vivere SERENI, che possano, a loro volta, trasmettere serenità ,ai loro figli e così via.. fino a che la terra, l'universo lo permetterà...
Impariamo ad essere genitori, insegnanti COMPETENTI, PROFESSIONISTI, ALTRUISTI!!!!
Penso anche, però, che non si può essere genitori autodidatta...che essere genitore è un compito arduo, deve divenire una vera e propria professione....E come tutte le professioni, ha bisogno di formazione, ma anche di dedizione e di AMORE vero, profondo, serio ....
Come dice una persona che stimo profondamente...la professione di genitore deve essere intrisa di un "AMORE RESPONDABILE".
Ma per formare generazioni serene, gioiose di vivere, c'è bisogno dell'apporto di tutti gli adulti, non solo dei genitori. I genitori hanno bisogno di essere affiancati, non giudicati ( ho notato che chi giudica nel suo piccolo nasconde i suoi fallimenti)...
Tutti coloro , che per ragioni varie hanno a che fare con bambini, devono accrescere professionalità e responsabilità....
A tappeto, nelle scuola, iniziando dalla scuola dell'infanzia, al momento dell'iscrizione, i genitori dovrebbero impegnarsi a frequentare, insieme ai docenti, agli ausiliari, gruppi di auto aiuto, organizzati dalla scuola stessa, con l'ausilio di operatori aggiornati nel campo socio familiare e pedagogico.
Attraverso gli altri, specchiandosi in loro, si possono riconoscere errori o pregi, ascoltando critiche, si può migliorare. Solo condividendo perplessità come genitori,come insegnanti o quanto altro,si può autoverificarsi e apportare aggiustamenti, rinforzare il positivo e divenire consapevoli del negativo....
Bhe! Penso che , al di là delle azioni importanti e fondamentali di percorsi di aiuto ai ragazzi che si trovano in difficoltà, sarebbe opportuno progettare dei seri percorsi educativi per noi adulti che siamo, e per chi sarà, educatori delle future generazioni... non aspettiamo che si entri in un disagio per affrontarlo..(quando , ssi ha il coraggioldi affrontarlo!
....Possiamo prevenire disagi solo se trasmettiamo alle generazioni AMORE per se stessi, un sano egoismo fondato sul VOLERSI BENE in prima persona.
Ciò, e mi piace ripetermi, può avvenire solo se rimando, attraverso in mio modo di fare ,e non solo a parole,: ONESTA', RESPONSABILITA' E RISPETTO!!!

lunedì 7 dicembre 2009

NEL REGNO DI NATALE

NEL REGNO DI NATALE


La vigilia, in dicembre
Elfi, fate, gnomi e nani,
Come sempre e poi per sempre,
Costruiscono giocattoli per i cuccioli di umani.

Lì, nel regno di Natale
In quel giorno ovunque è festa!
Danze, canti, gran risate,
Mentre Babbo fa la lista

Dei balocchi da portare
Ai bambini di ogni parte…..
Camion, bambole da vestire…
…Scrive incarta e fa da parte.

Ma ad un tratto, da lontano
Vede piano avvicinarsi,
Triste e sconsolato un nano
Che non sembra divertirsi:

-Dimmi cosa ti è successo,
Mio simpatico aiutante,
Niente è poi così complesso
Niente è poi così importante!-

-Caro Babbo, forse è vero
Ogni cosa ha soluzione,
Ma se devo esser sincero
Sono un poco in apprensione….

….L’altro giorno, giù nel bosco
Passeggiavo tra i cespugli
Quando, a un tratto, inciampo e casco
Sopra un cumulo di fogli!

Mi rialzo un po’ intontito,
Mi strofino bene gli occhi,
Guardo i fogli incuriosito
E leggo liste di balocchi….

Qualche bimbo li ha perduti!!
E ho pensato di portarli,
Piano, poi, li ho costruiti…
Voglio, al bimbo, regalarli!!!

Ma su un foglio, al primo posto,
Scritto grande in evidenza,
Quel bambino aveva chiesto:
-“PACE” e basta alla violenza!-

C’ho provato e riprovato
A fabbricare questo dono,
Ma non sono mai riuscito….
Chiedo a te,… dammi una mano….

Ti capisco, dolce amico!
C’ho provato anch’io in passato!!!
Questo, è l’unico tra i giochi,
Che non ho mai regalato!

Non perché non lo voglia fare,
Ma perché non son capace!
Solo i grandi posson dare
A tutti i “ bimbi “ PACE

Noi portiamo l’allegria,
Nella notte di Natale,
Ma nel resto della via…
…Tocca all’uomo camminare!!!!
(IVAN BARBIERI)




domenica 6 dicembre 2009

SIAMO ANCORA A QUESTO PUNTO....

SIAMO ANCORA A QUESTO PUNTO……..
(anno scolastico 2007-2008)

HO LA SENSAZIONE CHE NELLA MIA SCUOLA LA VALUTAZIONE, ANCOR PIU’, QUELLA CON IL VOTO, VIENE USATA ANCORA PER PUNIRE E/O PREMIARE.
…"AIVOGLIA" CHE SI PARLI CHE DEVE SERVIRE PER VALUTARE I PROGRESSI, AGGIUSTARE STRATEGIE, CORREGGERE I TEMPI IN RAPPORTO A QUELLI DELL’ALUNNO, OSSERVARE DIFFICOLTA’ RELAZIONALI, COGNITIVE O DI APPRENDIMENTO….E quantoALTRO.
( DURANTE IL COLLEGIO,POI, LE COLLEGHE FACEVANO A GARA PER SAPERE SE POTEVANO VERAMENTE UTILIZZARE IL 5 IN CONDOTTA….FINALMENTE ,GRAZIE ALLA GELMINI…… E’ GIUNTO IL TEMPO DELLA VENDETTA!!!!)
PURTROPPO ALCUNI INSEGNANTI TRASMETTONO CIO’ AI GENITORI E QUINDI ANCHE ESSI NON SI VIVONO LA VALUTAZIONE COME INDAGINE E AUTOVERIFICA.
IL NUMERO, CHE IL FIGLIO PRENDE, E’ VISSUTO COME FALLIMENO O ORGOGLIO.
GLI STESSI BAMBINI PENSANO DI ESSERE SUPERIORI O INFERIORI AD ALTRI RISPETTO AL NUMERO, ALLA CLASSIFICA CHE VIENE DATA IN CLASSE, VISTO CHE SI STABILISCE LO START E L’ARRIVO UGUALE PER TUTTI, AL DI LA’ DELLE SPECIFICITA’ E DEI TEMPI DI OGNUNO!
IN QUESTA OTTICA E’ MOLTO DIFFICILE CHE UN BAMBINO, CHE INIZIA AD AVERE UNA SERIE DI VOTI BASSI, POSSA RAGGIUNGERE UNO CHE INVECE CLASSIFICA SEMPRE 10.
MOLTO SPESSO IL VOTO, VISSUTO IN QUESTA OTTICA, DEMOTIVA PIU’ CHE STIMOLARE L’IMPEGNO E L’INTERESSE.
L’OBIETTIVO DEL PERCORSO DI APPRENDIMENTO DIVIENE, COSI’, IL VOTO, NON LA CRESCITA PERSONALE.

MI SI RIZZANO I CAPELLI!!!!!!!!!!!

A.S.2008/2009

MI SI RIZZANO I CAPELLI!!!!!!

SBAGLIARE CON UN BAMBINO? NON C’E’ GIUSTIFICAZIONE CHE TENGA!.
CI DEVE ESSERE UNA PRESA DI RESPONSABILITA’, una presa di coscienza dell’errore DA PARTE DELL’ADULTO, un’analisi di esso e un conseguente aggiustamento del proprio comportamento.
NELL’ERRORE NON VI E’ COLPA SE CIO’ CHE SI FA, LO SI FA IN BUONA FEDE, MA NON PUO’ ESISTERE ALIBI, NE’ GIUSTIFICAZIONE, NE’ UN RIMANDOAD ALTRO O AD ALTRI CIRCA LA RICERCA DI RESPONSABILITA’ ! ……..INSOMMA, BISOGNA FERMARSI, E, CON ONESTA’, VEDERE LA PROPRIA RESPONSABILITA’, FARE UNA SERIA, GIUSTA ANALISI PER EVITARLO IN UN FUTURO!!!!!!
LA MIA DENUNCIA VA ALLE COLLEGHE, ALLA POCA O ASSOLUTA ASSENZA DI DELICATEZZA, SENSIBILITA’ E AMORE VERSO A., DI QUANDO E’ STATO PORTATO NEL BAGNO ED E’ STATA LASCIATA LA PORTA SOCCHIUSA.
IL FATTO L’HO RIFERITO AL GRUPPO IN SEDE DI PROGRAMMAZIONE E ALLA MIA SOCIALIZZAZIONE DI QUANTO AVEVO VISTO,…. MI ASPETTAVO UNA RISPOSTA DIVERSA,… UN DISPIACERSI DELL’ACCADUTO , CHE ,A DETTA LORO, NON E’ DI ROUTIN : “IL BAGNO VIENE SEMPRE CHIUSO,” …MA QUEL …..” SAI DELLE VOLTE……PUO’ SUCCEDERE” ….. MA QUALI” DELLE VOLTE!!!!!”…
IL BAMBINO NON E’ STATO RISPETTATO, NON E’ STATO PROTETTO, NON C’E’ RAGIONE CHE TENGA….MI ASPETTAVO UNA PRESA DI RESPONSABILITA’, UNA RIFLESSIONE COLLEGIALE PER TROVARE UNA SOLUZIONE affinché CIO’ NON SI VERIFICHI PIU’,…….. E ANCHE ,UN MODO PSICO- PEDAGOGICO, DA PROFESSIONISTE …….PER RIMANDARE AD A. SCUSE DELLA SUPERFICIALITA’ DI NOI ADULTI!!!!!!
A. è un magnifico ed intelligente alunno di 5° classe portatore di handicap!!!